Il Comitato Nazionale Orgoglio Olivicolo lancia l'allarme per quella che definisce "la peggiore crisi degli ultimi 20 anni" per il settore olivico

Il Comitato Nazionale Orgoglio Olivicolo lancia l’allarme per quella che definisce “la peggiore crisi degli ultimi 20 anni” per il settore olivicolo italiano, chiedendo al governo un tavolo di crisi permanente e un patto con le grandi catene della distribuzione per salvare un comparto che vale 3,2 miliardi di fatturato annuo.
Il nodo centrale è quello delle giacenze: circa 111mila quintali di olio Dop, Igp e 100% italiano prodotto in Puglia, Sicilia e Calabria — oltre il 50% della produzione della scorsa campagna olivicola — giacciono invenduti nelle cisterne. A questo si aggiunge un crollo del 40% del prezzo al produttore registrato dalle borse merci da molti mesi. Secondo l’indice dei costi di produzione Ismea, per produrre un litro di olio extravergine d’oliva italiano occorre in media almeno 7,5 euro, cifra che oggi non viene recuperata dal mercato. “Questo dato mostra in tutta la sua drammaticità quanto la ‘giungla’ di un mercato senza reciprocità tra i produttori italiani e i grandi speculatori internazionali, sia nelle regole di produzione che nei parametri qualitativi e di salubrità, stia facendo implodere il nostro comparto olivicolo-oleario”, denuncia il Comitato.
La proposta: un patto con la grande distribuzione
Il Comitato chiede che il governo si faccia promotore e garante di un accordo tra il mondo olivicolo-oleario italiano e le cinque principali catene della distribuzione. L’obiettivo dichiarato è duplice: esaurire le giacenze esistenti e, entro i primi giorni di settembre, stabilire un patto che garantisca l’acquisto dell’olio extravergine d’oliva italiano della prossima campagna a un prezzo sostenibile. “La GDO, inoltre, deve eliminare il sottocosto, perché è una dinamica distorsiva verso il mercato e nei riguardi del consumatore”, si legge nella nota del Comitato. Tra le misure di sostegno richieste figurano anche una moratoria sui mutui contratti dalle imprese del comparto, l’aumento della soglia relativa al de minimis e sgravi fiscali per chi ha subito gli effetti più pesanti della crisi.


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