Il piano sociale di zona in controluce

Il Piano Sociale di Zona è il principale strumento con cui i Comuni associati in un Ambito Territoriale, insieme all'ASL e agli altri soggetti del

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Il Piano Sociale di Zona è il principale strumento con cui i Comuni associati in un Ambito Territoriale, insieme all’ASL e agli altri soggetti del Terzo Settore, programmano i servizi sociali destinati ai cittadini. Nasce dalla legge quadro nazionale n. 328/2000 ed è sviluppato dalle Regioni attraverso i propri Piani regionali delle politiche sociali. Quello che ha come capofila Manfredonia, raggruppa i Comuni di Monte Sant’Angelo, Mattinata e Zapponeta. Un distretto che a fine 2025 registrava una popolazione di 72.938 abitanti, con 466 unità in meno rispetto al 2025, così distribuiti: 373 Manfredonia, 109 Monte Sant’Angelo, 35 Mattinata, 49 Zapponeta.
«Il Piano Sociale di Zona è uno degli strumenti più importanti attraverso cui un territorio sceglie come prendersi cura delle persone, soprattutto di quelle più fragili”, ha puntualizzato il sindaco di Manfredonia, Domenico la Marca nel presentare il PSZ 2026-2028, unitamente alle rappresentanze istituzionali dei Comuni di ambito, all’assemblea convocata all’auditorium “Serricchio” al Palazzo dei Celestini risultato insufficiente ad accogliere le rappresentanze degli enti del Terzo settore, delle organizzazioni sindacali, delle realtà associative, operatori sociali, scuole, servizi territoriali e cittadini, tanta gente molto interessata alla questione.
Una massiccia e attenta partecipazione a dimostrazione di quanto il welfare sia entrato nella routine quotidiana e di quanto i bisogni siano accresciuti. La conferma altresì della presenza attiva e consapevole integrata nei contesti decisionali. Il Piano sociale di zona inteso e operante come una intensa opportunità per scelte politiche condivise in un contesto socio-economico in grande trasformazione caratterizzato dall’aumento della popolazione anziana e tra questi coloro che necessitano di cure sanitarie e familiari/sociali; reti familiari sempre più scarne e socialmente isolate; decremento della natalità e della popolazione giovanile con forte tendenza all’emigrazione; aumento delle povertà relazionale (economica, educativa, psicologica); alta densità di beneficiari ATI.
Una realtà per la cui gestione sono a disposizione sedici assistenti sociali (nel 2021 erano sei), un coordinatore del servizio sociale professionale di ambito, cinque amministrativi, un responsabile dell’Ufficio di Piano. Una “squadra” potenziata dal primo luglio 2026 con due amministrativi, due contabili, tre educatori professionali, uno psicologo. Un potenziale che ha consentito di aumentare di nove nuovi servizi, i 49 già funzionanti. Anche la spesa è lievitata dai 18milioni di euro del 2018-2921, ai 30 milioni del 2022-2025.
Il Piano sociale di zona per il suo funzionamento si avvale del Distretto socio sanitario e dei servizi specialistici Asl Foggia, di otto Istituti scolastici comprensivi, del Tribunale per i minorenni, della Prefettura di Foggia, degli Enti del terso settore, della Caritas diocesana, delle Parrocchie ed Enti ecclesiastici, CAF e Patronati.
Una complessità di interventi non privi di difficoltà, quali eccessivo turnover degli operatori sociali, la laboriosità nella gestione dei fondi, ambito territoriale caratterizzato dall’alta densità dei beneficiari delle varie misure, scarsa infrastrutturazione sociale soprattutto per la scarsa disponibilità di immobili. Un servizio al suo sesto anno di operatività, che guarda al futuro, ai miglioramenti da introdurre. Le direttrici sulle quali sviluppare l’attività del Piano sociale di zona, prevedono l’introduzione di una idea meno assistenziale e ghettizzante degli interventi rivolti ai cittadini più vulnerabili, e più orientata alla promozione del benessere e delle risorse individuali, familiari e comunitarie; promuovere e concretizzare un welfare di comunità che riconosca diritti, differenze, responsabilità storie, esperienze, attraverso la realizzazione di percorsi di accompagnamento e presa in carico individuali, che investe anche la dimensione collettiva.
Michele Apollonio

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