Allarme reti «colabrodo» in Puglia : sprecato il 42% di acqua potabile in Italia

Ai portoni dell’estate più torrida torna a bussare il problema dell’emergenza idrica. La Cgia di Mestre lo sintetizza in numeri: 42% di acqua potabi

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Allarme reti «colabrodo» in Puglia e in Basilicata: sprecato il 42% di acqua potabile

Ai portoni dell’estate più torrida torna a bussare il problema dell’emergenza idrica. La Cgia di Mestre lo sintetizza in numeri: 42% di acqua potabile sprecata, secondo gli ultimi dati disponibili, per un costo che sfiora i 10 miliardi. Non c’è regione d’Italia che non soffra di un problema, quello della dispersione, che ha più di una causa: rotture nelle condotte, età avanzata degli impianti, allacci abusivi, errori di misurazione. Nel disastro generale, c’è chi fa peggio di altri. La Basilicata, in particolare, è la regione che spreca di più (65,5%) con Potenza maglia nera fra le città (71%). La Puglia, tredicesima in classifica, fa un po’ meglio, ma Taranto (47,7%) e Bari (42,6%) soggiornano nella parte alta della classifica, mentre è Lecce, in 106esima posizione, a fare addirittura meglio di Milano con appena il 12% di perdite. Meglio di tutti fa Como (9,2%), ma i numeri sono più o meno quelli.È possibile che, negli ultimi tempi, la situazione sia migliorata un po’ in tutta la penisola, grazie agli investimenti messi in campo dal governo. Come ha ricordato il viceministro alle infrastrutture, Edoardo Rixi, nella sua recente visita a Bari, 1,9 miliardi (su 5) sono stati destinati alla riduzione delle perdite delle reti. Così come, d’altra parte, si segnala lo sforzo operato da Acque del Sud nel ripristino della capienza originaria delle dighe. Il recupero dell’acqua piovana rimane infatti lregina di tutte le sfide.Nel frattempo però resta il dramma liquido della nazione più idroesigente d’Europa. Nel 2023, come ricorda la Cgia, il «prelievo idrico totale» in Italia è stato di 36.5 miliardi di metri cubi: il 49% destinato all’agricoltura, il 18% all’industria, il 10% alla produzione di energia elettrica con il 23%, infine, destinato agli usi civili: famiglie, amministrazioni pubbliche (uffici, scuole, ospedali), attività di servizio e dello stesso Comune, ad iniziare dalla pulizia delle strade e dell’irrigazione del verde pubblico.Se sul fronte industriale a pagare dazio sono i settori ad alta intensità idrica – come tessile, petrolchimico, estrattivo e farmaceutico -, in agricoltura la difficoltà è estesa e generalizzata. Dal report della Cgia parte infatti il grido d’allarme lanciato da Coldiretti Puglia che insiste sulla necessità di investimenti strutturali e visioni di lungo periodo. Insomma, un «piano organico» che garantisca sicurezza e competitività. «Non possiamo permetterci di disperdere una risorsa così preziosa – ammonisce il presidente Alfonso Cavallo -. Le piogge quando arrivano devono diventare una riserva per il futuro: per questo servono invasi, opere di accumulo, reti moderne e il completamento di infrastrutture già programmate».

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