Bancomat nel mirino tra Puglia, Molise e Abruzzo: assalti nella notte e “posti di blocco” dei banditi per fermare il traffico e agire indisturbati

Una nuova ondata di attacchi agli sportelli automatici sta attraversando il Centro-Sud, tra Puglia, Molise e Abruzzo, con modalità sempre più organi

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Una nuova ondata di attacchi agli sportelli automatici sta attraversando il Centro-Sud, tra Puglia, Molise e Abruzzo, con modalità sempre più organizzate e inquietanti. L’ultimo episodio, avvenuto a Riccia, conferma un salto di qualità operativo delle bande in azione: non solo esplosivi e tecniche collaudate, ma anche veri e propri “presidi” per controllare il territorio durante il colpo.

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L’assalto ha colpito la filiale di Banco BPM in via Garibaldi, svegliando il paese nel cuore della notte. Erano circa le 3 quando tre forti esplosioni hanno squarciato il silenzio, distruggendo il bancomat e danneggiando pesantemente l’edificio.
Secondo le prime ricostruzioni, i malviventi avrebbero utilizzato la tecnica della “marmotta”, un ordigno artigianale inserito nello sportello automatico per far esplodere la cassaforte e accedere rapidamente al denaro. Ma ciò che colpisce maggiormente gli investigatori è la gestione “militare” dell’operazione.

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Pochi metri dalla banca, in prossimità di una rotatoria strategica per le principali vie di accesso al paese, alcuni componenti della banda avrebbero infatti allestito un vero e proprio posto di blocco improvvisato. Gli automobilisti in transito sarebbero stati fermati e minacciati, con l’ordine di proseguire senza sostare o intervenire, così da garantire ai complici il tempo necessario per completare l’assalto e caricare l’intero sportello automatico su un mezzo per la fuga.
Un elemento che gli inquirenti ritengono particolarmente significativo: non si tratterebbe quindi solo di un’azione rapida di scasso, ma di un’operazione pianificata nei dettagli, con ruoli definiti e controllo del territorio temporaneo, tipico di gruppi criminali strutturati e presumibilmente non locali.
Il bottino stimato si aggira intorno ai 35mila euro, cifra ancora in fase di verifica. Non si esclude che parte del denaro possa essere stata resa inutilizzabile dai dispositivi anti-effrazione installati negli sportelli, come le cartucce di inchiostro indelebile che macchiano le banconote in caso di esplosione o manomissione.

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Le indagini dei Carabinieri proseguono a ritmo serrato: al vaglio le immagini delle telecamere di videosorveglianza, le testimonianze dei residenti e i possibili movimenti del commando nelle ore precedenti e successive al colpo. L’ipotesi principale resta quella di una banda itinerante specializzata in assalti ai bancomat, già attiva in più regioni del Centro-Sud.
Un fenomeno che, ancora una volta, mette in luce la crescente capacità della criminalità organizzata di muoversi con tecniche paramilitari, colpendo obiettivi sensibili e riuscendo a controllare, anche se per pochi

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