Temperature da record in Puglia a maggio: i comuni più caldi. Oltre 36 gradi

Ha evidentemente ragione chi sostiene che non esistano più le mezze stagioni. Non è un modo di dire, un cliché buono per tutte le (mezze) stagioni

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Temperature da record in Puglia a maggio: i comuni più caldi. Oltre 36 gradi

Ha evidentemente ragione chi sostiene che non esistano più le mezze stagioni. Non è un modo di dire, un cliché buono per tutte le (mezze) stagioni. La primavera pugliese di questo 2026 si è trasformata in estate già a fine maggio. A lanciare l’allarme sulle temperature da record sono alcune istantanee scattate dallo spazio dal servizio Copernicus (che analizza la Terra dall’orbita e da lì mostra, con grafici e cartine, le anomalie climatiche). Alcune città del Sud Italia, il 25 maggio scorso, facevano registrare temperature del suolo superiori ai 40 gradi. Un evento raro, se non unico. E in Puglia non è andata poi molto meglio. L’elaborazione del *Quotidiano di Puglia* sui dati del “Copernicus Climate Data Store – ERA5-Land reanalysis” prende in esame le temperature massime raggiunte in alcuni orari prestabiliti (l’osservazione viene registrata dalle 6 alle 24 ogni tre ore) nelle località pugliesi. I dati vanno distinti tra la temperatura del suolo e quella dell’aria (calcolata a un’altezza di due metri dal suolo, di fatto il parametro ordinario per le previsioni meteo). In Puglia, mercoledì scorso, si sono toccati i 36 gradi al suolo a Trinitapoli (provincia di Barletta-Andria-Trani) e i 34 gradi dell’aria a Foggia. Lo stesso giorno, tutti i capoluoghi pugliesi, ad eccezione di Bari, hanno fatto registrare temperature superiori ai 30 gradi.È davvero un’anomalia? Gli studi recenti sul clima dicono di sì. Non un record in senso assoluto, però siamo ben al di sopra delle medie del periodo. Tornando alle temperature dell’aria: a maggio a Bari la massima si aggira sui 22 gradi (lo studio prende in considerazione le rilevazioni termometriche tra il 1930 e il 2019), mentre quest’anno ha toccato i 28. Ed è vero che siamo ben lontani dai 39 gradi registrati nella primavera del 1994, ma non basta per sentirsi rassicurati. La media massima raggiunta a Lecce a maggio è di 26 gradi; il 27 maggio, alle 12, si era di poco al di sopra dei 30 gradi. Idem a Taranto: la media storica è di 23 gradi, ma si è arrivati a 32.Preoccupa, in particolar modo, la rilevazione al suolo. I dati dell’Esa sono disponibili — almeno nella stragrande maggioranza dei casi — con cinque giorni di ritardo. Non è escluso, quindi, che il weekend appena trascorso possa aver visto ulteriori aumenti. Quali sono state le località più calde a fine maggio? Dopo la già menzionata Trinitapoli arrivano Taranto e Foggia. A 33 gradi al suolo anche Leporano, Torchiarolo, Carapelle, Lesina e Lucera. Poco più in basso Castelluccio dei Sauri e Lecce (32 gradi). Non stupisce, quindi, che i dieci centri più caldi per temperatura dell’aria siano tutti tra Foggia e provincia. Il Gargano resta una delle zone più calde d’Italia, anche per la conformazione geomorfologica del territorio. Ad ogni modo, nelle città le temperature sono già torride.L’anticiclone subtropicale arrivato dall’Africa ha creato — per dirlo con parole semplici — una sorta di cupola di aria calda su buona parte dell’Europa. Il fenomeno non riguarda, quindi, soltanto l’Italia. Nel Regno Unito, ad esempio, nel mese appena trascorso si sono registrati picchi di quindici gradi oltre le medie stagionali. E le ultime rilevazioni nazionali sulle temperature dei mari spagnoli sono tutt’altro che rassicuranti: una parte del Mediterraneo ha già superato i 26 gradi centigradi.Il caldo, così, rischia di diventare un’emergenza. E il cambiamento climatico in corso, con un evidente surriscaldamento del pianeta, diventa un fattore non più ignorabile, anche alla luce degli obiettivi fissati da tempo dall’Unione Europea. I recenti modelli previsionali — tra cui un grafico interattivo pubblicato qualche mese fa dalla Nasa — sul surriscaldamento dei mari lasciano intravedere scenari potenzialmente catastrofici: nella peggiore delle ipotesi (legata all’inquinamento), il Mediterraneo al largo delle coste pugliesi potrebbe innalzarsi di 80 centimetri in meno di un secolo. Un’eventualità che — senza creare allarmismi — rischia di mettere a repentaglio la sopravvivenza stessa di alcune città.

Il presente, invece, è legato a una primavera di fatto inesistente. O quasi. Temperature torride nell’entroterra, leggermente più miti nei centri urbani sul mare. E quel vecchio proverbio secondo cui le mezze stagioni non esistono più, che ormai non è neppure più un proverbio.

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