A Monteleone di Puglia, piccolo borgo dei Monti Dauni con meno di mille abitanti, le elezioni comunali del 24 e 25 maggio si sono chiuse con un'af
A Monteleone di Puglia, piccolo borgo dei Monti Dauni con meno di mille abitanti, le elezioni comunali del 24 e 25 maggio si sono chiuse con un’affluenza del 46,65% degli aventi diritto al voto: la percentuale più bassa registrata in tutta la provincia di Foggia, ultima su undici comuni chiamati alle urne. Un dato che ha fatto riflettere, soprattutto alla luce di una tornata elettorale già di per sé anomala, caratterizzata da un numero straordinario di candidature.
Il nuovo sindaco è Maraschiello
Dei 697 votanti e 688 voti validi — sette schede nulle e due contestate — 374 sono andati a Sebastiano Maraschiello, candidato della lista civica ‘Il Tiglio’, nuovo sindaco del paese. L’uscente Giovanni Campese, dopo quattro mandati dal 2000 al 2010 e dal 2015 a oggi, si è fermato a 313 voti con la sua lista ‘La Primavera di Monteleone’.
Nove candidati sindaco, la metà senza voti
La particolarità più clamorosa riguarda sei dei nove candidati alla carica di sindaco: non hanno ottenuto nemmeno una preferenza. Solo Giuseppe Cardillo della lista ‘Impegno Civico’ è riuscito a strapparne una. A quota zero si sono fermati Gianpaolo Marino di ‘Progresso’, Giuseppe Pasquariello di ‘Uniti si vince’, Antonietta Pontonio della Fiamma Tricolore, Domenico Impagliatelli con la lista dei liberali e sovranisti, Fabio Negro dei Sanniti e Teresa Mandarino di ‘Diamo l’esempio’. Appunto.
I forestieri alla conquista del borgo
Il caso aveva già fatto parlare ben prima del voto, travalicando i confini provinciali. In corsa c’erano 9 candidati sindaco e ben 86 aspiranti consiglieri, ma i tre quarti erano forestieri: da Trieste a Niscemi, in molti avevano scoperto Monteleone di Puglia, finora conosciuta come modello di accoglienza e paese della pace e della nonviolenza.Tra i candidati figuravano anche rappresentanti di liste che si misurano abitualmente nelle competizioni nei piccoli comuni, dove non è necessario raccogliere le firme per la presentazione delle candidature. È il caso della Fiamma Tricolore — il cui simbolo era stato inizialmente ricusato e poi sostituito — e di Alleanza per l’Italia, che raccoglie il Partito Liberale Italiano e i Sovranisti per l’Italia e per la libertà. Gli altri candidati erano invece perfetti sconosciuti anche per il web, senza apparenti precedenti in altre competizioni elettorali.In paese la situazione era stata accolta con fastidio: il nugolo di candidature, secondo i monteleonesi, rischiava di svilire una competizione elettorale da sempre molto sentita dalla comunità. I numeri delle urne, alla fine, hanno dato loro ragione.


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