Dal bilancio del 2025 della sanità pubblica in Puglia è emerso un deficit di quasi 360 milioni di euro. Ad eccezione delle Asl di Bari e della Bat

Dal bilancio del 2025 della sanità pubblica in Puglia è emerso un deficit di quasi 360 milioni di euro. Ad eccezione delle Asl di Bari e della Bat, tutte le aziende sanitarie e i due Policlinici di Bari e Foggia hanno chiuso l’anno con perdite, che nel corso del 2026 la Regione dovrà coprire. Due le possibilità da seguire: la riduzione della spesa sanitaria, senza compromettere i livelli essenziali di assistenza; l’aumento dell’addizione regionale Irpef. La procedura amministrativa viene affidata, previa nomina da parte del Governo, al commissario ad acta che è il presidente della Regione. Dopo gli incontri tecnici con il tavolo ministeriale, entro il 31 maggio la Puglia dovrà presentare un piano di rientro dal disavanzo. Le ipotesi, al momento, sono di realizzare risparmi fino a 120 milioni di euro direttamente dal bilancio autonomo della Regione, tra avanzi di amministrazione e tagli ai fondi per il consiglio regionale.I restanti 230 milioni di euro verranno coperti aumentando l’addizionale Irpef per le fasce di reddito medio-alte. La soglia Isee individuata per l’aumento percentuale dell’addizionale regionale è – stando a quanto annunciato – oltre i 15mila euro.Ad oggi, dunque, per i redditi fino a 15mila euro l’aliquota rimarrebbe invariata all’1,33%. Per i redditi tra 15mila e 28mila euro l’intenzione sarebbe di non toccarla, lasciandola a 1,43%, ma l’ipotesi è ancora allo studio. La manovra, dunque, riguarderebbe i redditi oltre i 28mila euro (attualmente è all’1,63%) e i redditi oltre i 50mila euro (oggi è dell’1,85%). L’ipotesi è di portare al massimo possibile stabilito dalla legge l’addizionale sui redditi oltre i 50mila euro (3,33%) e di elevare oltre il 2% quella sui redditi oltre i 28mila euro.I sindacati si sono detti contrari agli aumenti, pur apprezzando l’annuncio della Regione di voler tutelare le fasce di reddito più basse. I gruppi di centrodestra in Consiglio hanno criticato la decisione della giunta regionale, accusando la precedente amministrazione di inefficienza e cattiva gestione e l’attuale di continuità. L’ex presidente Emiliano, dal canto suo, ha accusato il governo nazionale di aver ridotto il riparto del Fondo sanitario alle Regioni nonostante l’aumento delle spese dello scorso anno per i rinnovi contrattuali e la bolletta energetica. L’attuale presidente Decaro, invece, in questi primi mesi ha dato una stretta alle liste d’attesa e avviato un monitoraggio degli appalti delle Asl, in attesa di nominare i nuovi direttori generali.


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