Da dove e come si ricomincia?

La presa d’atto è stata generale. E non poteva essere altrimenti. Ancorché prevedibile. Anche, dunque, la Provincia è saltata. Così come la Region

RESURREZIONE
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La presa d’atto è stata generale. E non poteva essere altrimenti. Ancorché prevedibile. Anche, dunque, la Provincia è saltata. Così come la Regione, pochi mesi orsono (novembre scorso). Manfredonia è fuori dai giochi della politica dei centri dove si decidono gran parte delle iniziative che si riverberano sui Comuni.
La reazione sciorinata il giorno dopo, ha confermato le premesse che hanno determinato la debacle. Peraltro reiterata. Dai vari schieramenti si sono levate voci che in qualche modo hanno connotato la sconfitta collettiva e cercato di dare delle spiegazioni. Un coro variegato che ha di fatto confermato l’origine principe del fiasco: la pretesa di procedere in ordine sparso con la convinzione di ciascun candidato di avere le chances per primeggiare. Una illusione ormai suffragata dalla storia. Quella tanto rievocata nella quale Manfredonia, identificata con la sola lettera iniziale, ha di fatto avuto le mani in pasta in provincia, che però si sono perse strada facendo vittima di quella costitutiva superficialità andatasi mano-mano evidenziando fino ad azzerarsi.
Non meno dissimile si è snodata la presenza sipontina a Bari dove Manfredonia ha sempre mandato una propria rappresentanza che però, al tirar delle somme, non è andata oltre una partecipazione effimera, con qualche eccezione. Insomma è mancata quella convinzione nella rappresentanza di una città, un territorio, che si aspettava molto da chi era stato votato.
Ora da più parti si cerca di abbozzare delle analisi che pescano nel gran serbatoio delle deficienze ormai solidificate e che trovano riscontro anche nella realtà locale. La principale delle quali è la dispersione del senso politico, parcellizzato in mille rivoli sganciati da quelle radici che hanno dato grandi e solidi frutti in un passato non certo lontano lasciato in disparte se non obliato del tutto. La politica intesa come attività umana legata al governo, alla organizzazione e alla gestione della cosa pubblica, è stata piegata a fatto personale. Sono scomparsi i partiti, quei contenitori cioè che hanno la funzione fondamentale di mediare tra società e Stato, popolo e potere, di tradurre le esigenze sociali in proposte politiche con metodo democratico garantendo la partecipazione dei cittadini.
Una realtà che ha dato prova di efficienza e di sana attività amministrativa ai vari livelli, spazzata via dagli egoismi e dagli intenti personali. Un andazzo che in loco è stato contrassegnato da governi che non hanno terminato il mandato perché sfiduciati, qualcuno anche “sciolto” d’ufficio, e da ripetute gestioni commissariali.
Lo stravolgimento dell’ordine costituito con alla base la scomparsa delle sigle dei partiti sostituite da marchi politicamente privati che non hanno nulla a che fare con indirizzi politici oggettivi. Un fai da me sterile ed ermetico. Il risultato è stato l’allontanamento dalla politica dei cittadini sempre più confusi e frastornati da quella confusione nella quale sono inciampati anche gli stessi protagonisti. Il continuo progressivo distacco dalle urne elettorali, precipitato ai minimi storici, è l’eloquente, chiaro, mortificante riscontro.
Le batoste subite dovrebbero consigliare di ricondurre tante cose sulla retta via, se si vuole ristabilire ordine e chiarezza, il contatto con i cittadini, la collaborazione istituzionale. Altrimenti i rovesci proseguiranno indisturbati.
Michele Apollonio

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