LA PESCA DI MANFREDONIA TRA ABBANDONI E ISTANZE

La Commissione agricoltura della Camera dei deputati, ha approvato, dopo il Senato, il disegno di legge sulla “Valorizzazione delle risorsa mare” ch

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La Commissione agricoltura della Camera dei deputati, ha approvato, dopo il Senato, il disegno di legge sulla “Valorizzazione delle risorsa mare” che prevede – illustra l’on. Giandiego Gatta, relatore in Commissione – tra i suoi punti qualificanti: «uno sgravio contributivo per il 2026 e 2027 per i lavoratori che abbiano lavorato a bordo di imbarcazioni che sono state oggetto di arresto definitivo e relativa rottamazione; la prosecuzione dell’iter per estendere la Cassa integrazione speciale operai agricoli (CISOA) anche al settore pesca: norme in materia di attività subacquea a scopo ricreativo e per la tutela del patrimonio ambientale. Un altro tassello – rileva l’on. Gatta – in favore del comparto che, come quello agricolo, costituisce uno dei pilastri fondamentali della nostra economia».
Un tassello appunto del mosaico di un settore, come sottolinea il parlamentare sipontino, “pilastro” dell’economia manfredoniana e non solo. Un pilastro che è andato gradualmente assottigliandosi tanto d temere per la sua tenuta. Il dato inequivocabile e al tempo stesso espressivo del lungo, progressivo e strutturale, della situazione, è data dalla involuzione storica della flotta peschereccia. La fase del massimo sviluppo si registra alla fine degli Anni 90, quando i motopescherecci attivi erano circa cinquecento e l’indotto molto sviluppato. Il calo inizia dal Duemila, quando la consistenza della flotta peschereccia scende a 300 barche (meno 40%); tra il 2020 e il 2024 si contrae ulteriormente arrivando a 200 unità complessive. Una discesa senza limiti: la situazione è precipitata alle condizioni critiche di 140 imbarcazioni operative delle quali alcune ferme o in dismissione.
Una situazione che naturalmente si ripercuote sul variegato indotto che ruota intorno alla pesca a mare: dalla riduzione del personale, dei servizi, ad una gran fetta di economia cittadina. Quella della pesca di Manfredonia è emblematica di un settore in fibrillazione: è passato da una flotta delle più grandi e agguerrite dell’Adriatico, ad una contrazione forse inimmaginabile. Non si tratta – espongono gli esperti del settore – di una crisi congiunturale, ma di una fase complessa, segnata da criticità strutturali, normative e di mercato.
Tra i fattori che concorrono a determinare una situazione di decadenza, si segnalano: la riduzione delle risorse ittiche dovuta al sovrasfruttamento, ai cambiamenti climatici, alla presenza di specie aliene; le normative europee stringenti come fermi biologici, limiti alle giornate di pesca (ridotte a tre alla settimana), norme di sicurezza e tracciabilità; i costi innanzitutto del carburante in questi giorni schizzato a prezzi insostenibili; concorrenza del prodotto importato; non ultimi i problemi sociali, come l’invecchiamento della forze lavoro e lo scarso ricambio generazionale.
Altro aspetto di tale decadenza, lo stato operativo del mercato ittico ridotto praticamente a zero nonostante sia una struttura di recente costruzione, razionalmente idonea a supportare le necessità del mercato in evoluzione. È il valido riferimento di base, un punto di partenza, per impostare e supportare una avveniristica strategia di rilancio del comparto pesca di Manfredonia. Se è impensabile il ritorno ai livelli qualitativi e quantitativi del passato, si può pensare ad un sistema integrato col territorio introducendo innovazione e sostenibilità. Un processo che naturalmente ha bisogno di costituire un coordinamento, oggi frammentato e distratto, che unisca pescatori, Comune, Regione Puglia, Governo di Roma. E dunque una governance in grado di coordinare un settore dalle immense risorse economiche a loro volta basi per una economia avanzata.
Michele Apollonio

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