Puglia, addio dal 2027 alle Consigliere di parità: sindacati preoccupati per il nuovo organismo

Dall’1 gennaio del prossimo anno sarà istituito l’Organismo per la parità che, senza vincoli di subordinazione e gerarchia e, dunque, con una prop

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 Puglia, addio dal 2027 alle Consigliere di parità: sindacati preoccupati per il nuovo organismo

Dall’1 gennaio del prossimo anno sarà istituito l’Organismo per la parità che, senza vincoli di subordinazione e gerarchia e, dunque, con una propria autonomia, regolamentare, organizzativa, contabile e finanziaria. È quanto prevede la proposta di decreto legislativo (7 articoli in totale) che trae origine dalla Direttiva (UE) 2024/1499 del Consiglio, del 7 maggio 2024, e dalla Direttiva (UE) 2024/1500 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 14 maggio 2024, che introducono un quadro giuridico vincolante e unitario in materia di organismi per la parità («equality bodies»).

L’idea, dunque, è di «trasporre nel diritto nazionale la disciplina europea – come si legge nella relazione illustrativa del ddl – assicurando il rispetto dei principi di autonomia, indipendenza ed efficacia degli organismi nazionali per la parità, nonché armonizzare il quadro normativo interno con gli standard minimi fissati dal diritto dell’Unione, in conformità alla procedura di recepimento e alle scadenze stabilite dall’articolo 24 di entrambe le direttive menzionate, che richiede l’adozione delle disposizioni necessarie entro il 19 giugno 2026».«In tale contesto – continua la nota – il decreto, in un’ottica di armonizzazione e semplificazione della disciplina attualmente vigente, prevede l’istituzione di un nuovo Organismo per la parità, configurato quale autorità amministrativa indipendente, al fine di dare piena e coerente attuazione alle prescrizioni della direttiva, alla luce delle nuove esigenze funzionali e strutturali ivi delineate».Forte la reazione di Cgil, Cisl e Uil Puglia che, in una nota congiunta, esprimono «perplessità e preoccupazione per i contenuti del ddl presentato dal Governo, che recepisce la Direttiva europea in materia di organismi di parità e contrasto alla discriminazione sui luoghi di lavoro». Per i sindacati si tratta di «uno schema che, nell’istituire un Organismo di parità nazionale, porta al superamento della rete di prossimità più vicina alle lavoratrici, rappresentata dalle Consigliere di parità, provinciali e regionale. Un modello che, con tante difficoltà, ha comunque rappresentato nel tempo, una rete di sostegno e tutela fatta di ascolto, consulenza e accompagnamento delle lavoratrici, nelle azioni da attuare a loro garanzia».Quindi, il rischio sarebbe di impoverire un ambito già di per sé estremamente complesso. «Lasciare, come enunciato nel decreto del Governo, soltanto la possibilità e non l’obbligo, di istituire articolazioni territoriali del nuovo organismo – continuano i sindacati – pensiamo rappresenti una riduzione del livello di protezione attualmente garantito, in contrasto con gli indirizzi della Direttiva UE 1500/2024, che ne chiede un ulteriore potenziamento».Per questo, «nel sostenere le osservazioni formulate dalle Consigliere di parità della Regione Puglia, Cgil, Cisl e Uil regionali auspicano, così come già espresso a livello nazionale, sia rafforzata tutta la rete delle Consigliere di parità, attraverso il potenziamento degli uffici e di risorse finanziarie adeguate, a far sì che la capacità istituzionale di intervento strutturale, sulle disuguaglianze tra donne e uomini nel lavoro, si concretizzi sempre più, in reali azioni di parità, senza arretramenti delle tutele contro le discriminazioni».Un impegno che si è successivamente allargato alla rete voluta da Lella Ruccia, consigliera per le Pari opportunità della Puglia che ha riunito un gruppo operativo composto dalle stesse rappresentanze sindacali, dalle Consigliere di parità Assunta Di Matteo e Stella Sanseverino e da Rete donne costituenti. «La strategia – è stato spiegato a margine dell’incontro – è avere una serie di punti di vista per sottolineare il grave attacco alla rete delle Pari opportunità che si rappresenta nell’ufficio di Consigliera e in altre cose. Tecnicamente vorremmo che qualcuno si soffermasse a spiegare queste cose». Tra i temi affrontati, «l’adozione della Direttiva in appena 7 articoli e le audizioni in Commissione non sono una formalità ma quasi e si limiteranno a raccogliere le osservazioni».

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