La Puglia ha già raggiunto da tempo gli obiettivi (di matrice europea) in materia di produzione di energie rinnovabili, ma deve allinearsi ai dett

La Puglia ha già raggiunto da tempo gli obiettivi (di matrice europea) in materia di produzione di energie rinnovabili, ma deve allinearsi ai dettati normativi nazionali. E dunque oggi la giunta regionale dovrebbe approvare lo schema di disegno di legge sulle aree idonee all’installazione degli impianti: una corsa contro il tempo, perché superare il termine del 23 marzo potrebbe comportare il commissariamento da parte del ministero dell’Ambiente.La questione era stata già affrontata (invano) dalla giunta Emiliano è stata al centro di una riunione di maggioranza a novembre 2024, quando il termine assegnato alle Regioni scadeva a dicembre 2024: la questione venne poi accantonata. Anche perché dopo dopo i ricorsi al Tar Lazio delle associazioni di produttori che avevano impugnato il decreto ministeriale di giugno 2024,, il quadro normativo è cambiato con un decreto legge di novembre 2025 convertito a gennaio: alle Regioni è stato tolto il diritto a delimitare aree non idonee. Resta solo la possibilità di individuare «ulteriori» aree idonee rispetto a quelle previste in sede nazionale.Ieri la Regione ha quindi presentato il provvedimento ad organizzazioni datoriali e parti sociali. C’erano il governatore Antonio Decaro, gli assessori Eugenio Di Sciascio, Marina Leuzzi e Debora Ciliento e il capo di gabinetto Davide Pellegrino. Il testo di 11 articoli interviene anche sull’armonizzazione delle norme pre-esistenti. E, sul fronte delle aree idonee, recepisce quanto previsto dal decreto legislativo 190 e introduce altre nove possibilità. Ad esempio le aree adiacenti alle cabine elettriche (entro 300 metri), le aree interessate dalle infrastrutture idriche, le aree intorno a data center e impianti a idrogeno (entro 350 metri), le aree di proprietà della Regione, di Università e centri di ricerca. In più consente l’installazione di impianti fotovoltaici galleggianti nelle cave e nelle vasche di irrigazione, e di quelli a biogas e biomasse nelle aree agricole (entro 500 metri da aree industriali), nelle aree interne degli stabilimenti e nelle aree adiacenti alle autostrade in un raggio di 300 metri. C’è però un vincolo, in area agricola, per tutelare le produzioni Dop e Igp, e il rinvio a un regolamento che definirà le aree agricole idonee a livello regionale, con l’obbligo di fissare poi un tetto massimo percentuale al consumo di suolo. È poi prevista una disciplina transitoria che dovrebbe evitare (almeno teoricamente) l’applicazione retroattiva alle domande già presentate.La Regione ha chiesto di presentare osservazioni entro giovedì alle 12. Pur dando atto dei termini molto ristretti per l’approvazione della legge, Decaro ha spiegato che sarà sufficiente incardinare il procedimento prima della scadenza del termine per evitare che intervenga il ministero. Ma, ovviamente, la Regione ha raccolto pareri contrastanti. Confindustria ha chiesto infatti di concedere più possibilità nelle aree agricole. I sindacati hanno auspicato tutele sul fronte di investimenti e occupazione. I tecnici e le associazioni ambientaliste (Inu, Lipu, Forum Ambientalista e Italia Nostra) hanno invece espresso considerazioni abbastanza critiche sul fronte della tutela del territorio.«Rileviamo una tecnica legislativa prudente e corretta – dice il presidente regionale di Forum Ambientalista, Michele Di Lorenzo – ma allo stesso tempo sbilanciata a favore dell’espansione delle aree idonee. Il fatto che un area sia vicina a infrastrutture energetiche non significa che sia automaticamente idonea dal punto di vista paesaggistico o idrogeologico. La tutela prevista per le aree agricole è positiva ma non sufficiente, e potrebbe rivelarsi troppo elastica».


COMMENTI