Il sessismo non è un gioco: grave episodio di giovani sipontini verso un arbitro donna

Ho letto con amarezza il referto relativo alla gara del campionato Under 14 tra una società sipontina e una di San Severo. Un episodio che non può

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Ho letto con amarezza il referto relativo alla gara del campionato Under 14 tra una società sipontina e una di San Severo. Un episodio che non può lasciare indifferenti: una giovane arbitra sarebbe stata bersaglio di espressioni sessiste e offensive. Un fatto grave e una pessima immagine per la nostra città.
Parliamo di ragazzi molto giovani, che nello sport dovrebbero trovare educazione, rispetto delle regole e capacità di accettare le decisioni di chi dirige una gara. Se sul campo emergono parole che umiliano una persona per il fatto di essere donna, significa che qualcosa non va.
Secondo quanto riportato nel provvedimento disciplinare, al termine della gara del 1° marzo quattro calciatori della formazione sipontina avrebbero rivolto alla direttrice di gara espressioni di natura sessista, gravemente offensive e denigratorie. Il Giudice Sportivo, pronunciatosi il 6 marzo, ha disposto per ciascuno di loro una squalifica di dieci giornate, definendo quelle frasi come forme di “sessismo ostile”, non rivolte alle decisioni tecniche ma alla sua identità di donna.
Sempre secondo il referto, nel post partita alcuni sostenitori avrebbero rivolto insulti all’arbitra mentre si dirigeva verso gli spogliatoi. Uno di loro avrebbe anche indirizzato uno sputo nella sua direzione. Nel provvedimento si legge inoltre che i dirigenti presenti non sarebbero intervenuti, venendo meno ai doveri di vigilanza e responsabilità educativa.
Accanto alle sanzioni sportive, la giustizia federale ha previsto che i ragazzi sanzionati scrivano una lettera di scuse alla direttrice di gara, controfirmata dai genitori, e che prima della prossima partita venga letto pubblicamente un messaggio di scuse e di ripudio di ogni forma di discriminazione di genere. Una scelta educativa significativa.
Ma le sanzioni, da sole, non bastano. Famiglie, società sportive, dirigenti e allenatori hanno una responsabilità. I ragazzi imparano dagli esempi che ricevono.
Per questo rivolgo un invito al dirigente della società, ai ragazzi coinvolti e ai loro genitori: venite a trovarmi. Parliamone insieme, per trasformare un episodio negativo in un momento di crescita.
Le giornate dedicate ai diritti delle donne hanno senso solo se quei diritti vengono rispettati ogni giorno. Anche — e forse soprattutto — su un campo di calcio.
Maria Teresa Valente
Assessora al Welfare e Cultura

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