SAN LORENZO E IL SINODO DI ORSINIUNA GIORNATA DI MEMORIA PER MANFREDONIA

Per scelta di Monsignor Padre Franco Moscone, la presentazione degli Atti del Sinodo di fra’ Vincenzo Maria Orsini del 1678 si è svolta nel giorno

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Per scelta di Monsignor Padre Franco Moscone, la presentazione degli Atti del Sinodo di fra’ Vincenzo Maria Orsini del 1678 si è svolta nel giorno di San Lorenzo, patrono di Manfredonia e vescovo sipontino. Una scelta dal forte valore simbolico, che ha legato la memoria delle origini della Chiesa locale alla rilettura di una stagione centrale della sua storia moderna.
Desidero ringraziare Padre Franco per l’onore di avermi invitata a moderare l’incontro e per l’attenzione che la Diocesi riserva alla cultura, una leva fondamentale di crescita morale e civile.
L’iniziativa è stata, a tutti gli effetti, un dono alla città: la restituzione pubblica degli Atti del Sinodo del 1678, celebrato dal giovane Fra’ Vincenzo Maria Orsini, al secolo Pier Francesco Orsini, allora appena venticinquenne, già cardinale e arcivescovo di Manfredonia, destinato anni dopo a diventare Papa con il nome di Benedetto XIII.
Ad aprire l’incontro è stato Monsignor Padre Franco Moscone, che ha richiamato il valore del Sinodo come evento di rinnovamento profondo della Chiesa e come “percorso insieme” tra vescovo e popolo, capace di incidere anche sui costumi e sulla responsabilità sociale.
L’intervento del professor Antonio Tomaiuoli, già archivista dell’Archivio Storico Diocesano, ha offerto una lettura complessiva del Sinodo, chiarendone struttura e significato, con particolare attenzione all’idea del Sinodo come “dieta spirituale”, fondata su metodo, regole e responsabilità.
Il professor Giuseppe Grasso, traduttore degli Atti, originario di Manfredonia e oggi docente di lingua, cultura e letteratura latina e greca presso il Liceo “Edoardo Amaldi” di Roma, ha guidato il pubblico dentro il linguaggio del testo, le sue metafore e la solennità del clima barocco, mettendo in luce anche il valore degli Atti per la storia dei nomi, dei luoghi e della città.
Il dottor Alberto Cavallini, già responsabile della comunicazione della diocesi, ha ricostruito il profilo pastorale di Orsini e il contesto complesso in cui operò, evidenziando il rigore dell’azione riformatrice, l’attenzione ai poveri e la necessità di riportare ordine nella vita del clero.
Il volume, edito da Andrea Pacilli Editore, si conferma così un’opera di grande valore storico e culturale.
I saluti istituzionali del sindaco Domenico la Marca hanno sottolineato l’importanza di iniziative capaci di tenere insieme memoria, identità e crescita culturale della città.
Dalla lettura degli Atti emergono anche elementi di grande interesse. Personalmente, oltre al grande rigore dell’Orsini, mi ha colpito l’assenza di riferimenti a Maria Santissima di Siponto, oggi amatissima patrona della città. Numerosi, invece, i richiami a Maria Maddalena, citata più volte nelle preghiere e nei riti. Un dettaglio che dice molto di quel particolare periodo storico, in cui – come è stato spiegato nel corso dell’incontro – a seguito del sacco dei Turchi e del terremoto il clero si era disgregato e il culto mariano probabilmente era passato in secondo piano.
Le processioni del Sinodo, inoltre, terminavano presso la Chiesa di Santa Maria Maddalena, oggi non più esistente, sostituita dall’attuale Chiesa di San Domenico, ma ancora riconoscibile nei toponimi, in via Maddalena e negli affreschi presenti nel municipio accanto a San Domenico. Segni che raccontano una città stratificata, in cui i documenti ecclesiastici diventano anche fonti preziose per la nostra storia.
Gli interventi hanno restituito l’immagine di un’azione pastorale concreta e incisiva, che ha lasciato tracce tangibili: dal Campanile Orsini, ancora oggi parte del profilo urbano di Manfredonia, alle opere assistenziali, come l’ospedale voluto da Orsini, oggi sede dei Servizi Sociali. La presentazione è stata un momento riuscito di restituzione alla città di una pagina importante della propria storia, un’occasione per comprendere meglio da dove veniamo e come alcune scelte del passato continuino, in modi diversi, a parlare al presente.
Maria Teresa Valente
Assessora al Welfare e Cultura

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