Per tanti versi ha interrotto una spirale negativa. Quella della moria di attività produttive nell’area manfredoniana. Erano oltre una cinquantina

Per tanti versi ha interrotto una spirale negativa. Quella della moria di attività produttive nell’area manfredoniana. Erano oltre una cinquantina, sistemate a “Coppa del vento”, un’area appositamente predisposta a qualche chilometro dall’abitato sulla provinciale per Foggia. Se ne sono andate una dopo l’altra. Non certo portate via dal vento, ma da ben altra folata artificiale fattasi burrasca che ha spazzato via un patrimonio di attività tanto faticosamente e onerosamente messe in piedi dal “Contratto d’area”, un progetto ambizioso varato dal governo Prodi, nella prospettiva di creare qui, sulle rive del golfo adriatico, un polo industriale di grande spessore con l’intento di assicurare a Manfredonia, ma non solo, un adeguato sviluppo economico con tutte le prerogative conseguenziali.
Un dichiarato recupero economico, una seconda opportunità, dopo il clamoroso rovescio di Enichem che aveva lasciato il territorio allo sbando, di riaprire un discorso bruscamente precipitato. L’iniziale programma di sette attività produttive si è ben presto allargato, portando qui alla periferia della città oltre una cinquantina di aziende, allettate dalla elargizione di denaro pubblico, che hanno impiantato capannoni e avviato le rispettive produzioni nelle quali erano impiegati oltre 1.600 (milleseicento) lavoratori.
Poi dopo alcuni anni, esauriti i benefit che il Contratto d’area aveva introdotto, quella cinquantina di aziende, ad una ad una, sono sparite. Era rimasta la “Dopla”, un’azienda di Treviso sbarcata a Manfredonia al seguito del Contratto d’area, che produceva stoviglie monouso in plastica. 117 gli occupati del luogo. A interrompere una attività che andava bene, è purtroppo intervenuta una legge che poneva fuori mercato i contenitori monouso in plastica. La casa madre di Treviso non ci pensò su due volte e sacrificò l’impianto di Manfredonia e i suoi 117 lavoratori.
E qui che la storia, che ricorda in qualche modo la favola di Cenerentola, prende un abbrivio insospettato: quei lavoratori non ci stanno ad abbandonare il lavoro nel quale avevano riposto realtà di vita e sogni familiari, e quindi andare incontro a imprevedibili situazioni. Si impuntano, non hanno ceduto a quell’atavica costrizione di un Sud imbelle. Il nocciolo duro di 42 lavoratori si organizza per dare continuità alla “loro” fabbrica. Inizia così un lungo, laborioso percorso sostenuto dalle istituzioni pugliesi (Regione, Legacoop Puglia) che ha portato all’acquisto della fabbrica, alla ripresa della produzione aggiornata. Oggi la “Coopla green”, ovvero “Lavoratori uniti per l’innovazione sostenibile”, come i lavoratori-imprenditori hanno rinominato la nuova fabbrica, è una magnifica realtà industriale.
Una storia edificante, questa della “Coopla green”, per tanti versi esemplificativa di quello che è possibile anche a Manfredonia, che rompe e smentisce quel certo fatalismo improprio nel quale pare si crogioli una rinunciataria Manfredonia. Tommaso Rinaldi, attivo consulente finanziario, in uno dei suoi interventi esplicativi e divulgativi della realtà corrente socio-economica, rileva come alla base «Manfredonia ha un pesante deficiti culturale nel fare impresa, effetto collaterale – sostiene tra l’altro – delle migliaia di “casse integrazioni speciali” elargite tra gli anni 70 e la fine del secolo scorso». Come dire: abbiamo di che campare.
Una dimostrazione di questa restrittiva situazione viene dal numero delle imprese oltre i 10 milioni di fatturato, presenti in provincia di Foggia. «A Manfredonia se ne contano – enumera Rinaldi – soltanto nove, di cui una non più operante; decisamente meno – riscontra – di San Severo 18 e Lucera 13, per non parlare di Cerignola che ne conta 27».
Un dato che richiama e spiega anche la sconfortante situazione demografica, dei residenti persi. Rinaldi ne registra a Manfredonia 3.563 (meno 6,21%) rispetto ai 997 di Cerignola (meno 1,71%); ma di fatto a Manfredonia ne sono molti di più e in particolar modo giovani. Tommaso Rinaldi invita a riflettere su un altro dato che emerge nell’analisi finanziaria di Manfredonia. «Nelle banche cittadine – rivela – sono depositati oltre 550 (cinquecentocinquanta) milioni di euro sui contro correnti. Sarebbe importante – suggerisce – cominciare ad utilizzarli meglio per investimenti produttivi che oltre a salvaguardare il valore dei depositi, aiuterebbero l’economia cittadina ad espandersi a beneficio degli stessi cittadini».
A Manfredonia ci sarebbe, c’è, tanto da fare e con profitto. L’esemplare iniziativa dei prodi lavoratori della Coopla green, è una realtà inconfutabile, un esempio confortante da tener presente e magari imitare. E’ tempo ormai di porre mano a iniziative in grado di incidere alla base della struttura economica cittadina. Va bene il turismo, la cultura, lo stesso sport che seguono canali propri, ma sono le attività produttive che producono, per l’appunto, reddito e ricchezza che si riverberano sul territorio. Un recente passato ha offerto esempi eclatanti di attività produttive andate perse per negligenza e in alcuni casi per manifesta incapacità di una classe dirigente la città che ha finito per affossarla irrimediabilmente.
La lezione è valsa a far aprire gli occhi e a operare di conseguenza?
Michele Apollonio

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