Otto anni fa la strage di San Marco, Libera ricorda i fratelli Luciani: “Vittime due volte della mafia”

Passano gli anni, otto per la precisione. Ma lo sconcerto e il dolore restano vivi e mantengono aperta la ferita. Il 9 agosto del 2017 Luigi e Aur

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Passano gli anni, otto per la precisione. Ma lo sconcerto e il dolore restano vivi e mantengono aperta la ferita. Il 9 agosto del 2017 Luigi e Aurelio Luciani, due agricoltori di San Marco in Lamis, vennero brutalmente assassinati nei pressi della vecchia stazione di San Marco in Lamis, vittime innocenti nell’agguato di mafia che portò all’uccisione di Mario Luciano Romito e del cognato Matteo De Palma.

“Una strage che ha mostrato all’intero Paese il livello di pericolosità che la mafia garganica aveva raggiunto in anni in cui c’era una grande sottovalutazione del fenomeno mafioso locale. Una strage che ha smosso le coscienze e interrogato le Istituzioni. Una strage che ha segnato un cambio di rotta”, si legge in una nota di Libera Foggia.

Per quella mattanza, ha fin qui pagato il conto alla giustizia solo una persona: Giovanni Caterino, ritenuto il basista della strage, e condannato alla pena dell’ergastolo.

“Eppure, nei mesi scorsi abbiamo assistito attoniti a tentativi messi in atto per cercare di sporcare la memoria di Luigi e Aurelio”, denuncia Libera, riferendosi alle rivelazioni ai magistrati del pentito Matteo Pettinicchio, che davanti ai magistrati della Dda di Bari, riportò le confidenze del boss dei Montanari, Enzo Miucci, secondo cui i fratelli Luciani avrebbero avuto il ruolo di apripista, poiché quella mattina nelle campagne in agro di Apricena, Mario Luciano Romito avrebbe dovuto incontrare Rocco Moretti (esponente di rilievo della Società Foggiana) per conto del quale i due fratelli nascondevano le armi.

Il punto del procuratore della Dda Rossi sulle mafie foggiane
Dichiarazioni bollate come fake news dal procuratore della Dda Roberto Rossi, non solo perché quell’arsenale non fu mai trovato, ma anche perché nel corso delle indagini non è mai emerso un solo elemento che facesse ipotizzare un coinvolgimento di Luigi e Aurelio. I due fratelli erano semplicemente due onesti lavoratori della terra, due vittime innocenti idi mafia totalmente estranee agli ambienti della criminalità.

L’ipotesi più accreditata è che siano stati assassinati in quanto testimoni scomodi dell’agguato di mafia. Non è assolutamente da scartare quella di un errore del commando, che li avrebbe scambiati per affiliati dei Romito, atrocità rispetto alla quale oggi tentano di smarcarsi infangando i due fratelli agricoltori.

Come ogni anno, nel giorno dell’anniversario della strage, Libera commemorerà i due fratelli, alla presenza del presidente di Libera Don Luigi Ciotti, proprio presso la ex stazione di San Marco in Lamis, dove persero la vita, e dove – in loro memoria – è stato eretto un Tau. All’evento sarà : “Quest’anno più che mai è essenziale esserci, essere tanti e tante, per tenere viva la memoria di Luigi e Aurelio, vittime innocenti di una mafia che non si fa scrupoli ad ammazzare due volte: strappando la vita prima e sporcando la memoria poi. In tanti e tante per far sentire la nostra sincera vicinanza alle loro famiglie e per far vedere la parte bella della nostra terra di Capitanata. Insieme per dire che nelle comunità che sogniamo non c’è spazio per le mafie e per chi non ha rispetto della vita e della dignità altrui”.

 

 

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