Un pugno nello stomaco

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È quello che ho sentito al termine del docufilm “Il sangue mai lavato”.
E poi le domande, che si affollano nella mente.
Cos’è davvero la mafia? Dov’è?
Non solo nei luoghi dove si spara.
È nei compromessi accettati, nel silenzio per quieto vivere,
nel favore che sostituisce il diritto, nel timore che diventa normalità.

Ricordare Marcone non è un esercizio di memoria.
È una condanna, se non ci spinge a cambiare.
Perché se la mafia continua a vivere è anche colpa nostra.
E non c’è frase più difficile da scrivere.

Era un eroe, Francesco Marcone?
Sì.
Era un eroe del quotidiano.
Uno che faceva il suo dovere, con rigore, con coscienza, senza voltarsi dall’altra parte.
Ed è proprio questo che fa paura: che la normalità sia ormai un gesto straordinario.

Penso ai suoi figli, alla loro vita spezzata, alla forza con cui tengono viva una memoria che pesa.
A loro va il mio rispetto più profondo.

“Il sangue mai lavato” è un’opera potente e necessaria. Da vedere e consigliare.
Grazie a Luciano Toriello, regista, a Felice Sblendorio, coautore, e a Giovanni Dello Iacovo, giornalista, per aver dato voce a una storia che ci riguarda tutti.

Gli eroi servono.
E sono quelli che dicono no quando tutti tacciono.
Che fanno la cosa giusta anche quando nessuno guarda.
Che scelgono la giustizia, sapendo che potrebbe costare tutto.
Abbiamo bisogno di questi eroi.
E abbiamo il dovere di non lasciarli soli.

Maria Teresa Valente

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