Studentessa chiama «f****o» il prof, lui le mette una nota e il preside lo minaccia: «Ti devo sospendere?»

Oltre al danno anche la beffa? Sembrerebbe proprio di sì. Un prof che insegna a Imola, Bologna, ha messo una nota disciplinare a una studentessa perch

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Oltre al danno anche la beffa? Sembrerebbe proprio di sì. Un prof che insegna a Imola, Bologna, ha messo una nota disciplinare a una studentessa perché lei lo avrebbe chiamato «f****o». Il preside l’ha resa visibile soltanto il giorno dopo, visto che la policy della scuola prevede che prima le controlli lui.

Alunno 15enne minaccia la prof per una nota sul registro - éTV Rete 7

«Non vedendola subito sul registro racconta il prof a Fanpage –  ho quindi deciso di inviare un messaggio Whatsapp ai genitori. Sul registro elettronico ho trovato i loro numeri e ho raccontato quanto accaduto. Loro hanno quindi girato via mail il mio messaggio al preside che ha minacciato di sospendermi».

«Come si è permesso?»

Il docente, che chiameremo Pasquale per proteggere la sua vera identità, insegna in un istituto di Imola, in Emilia-Romagna. «Il dirigente scolastico mi ha chiamato nel suo ufficio e mi ha detto urlando: ‘Ma come si è permesso? Non bastava la nota? L’alunna le ha chiesto scusa”.Io ho risposto che mi aspettavo che anche i genitori si presentassero o che si scusassero a loro volta. Invece, niente. Il preside poi ha minacciato anche di sospendermi dal servizio. “Ma stiamo scherzando?”, prosegue ancora Pasquale. Il prof spiega: «Il tono della ragazza, che si è scusata insieme alla compagna a cui ha detto: “Il professore è fr***o”, non mi è sembrato molto convinto. Io comunque le ho risposto che vorrei che questo tipo di episodi non si ripetessero mai più e che queste discriminazioni sono sbagliate. Mi aspettavo davvero che i genitori mi facessero anche solo una chiamata, piuttosto che girare la mail al preside che a questo punto se l’è presa con me».

 

L’episodio non è il primo e, forse, non sarà l’ultimo. Il docente Pasquale lavora nella scuola dal 1° settembre ma già nel 2018 alcuni alunni gli avevano fatto trovare «una scritta omofoba sulla lavagna», spiega il prof.

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