Olio extravergine italiano, in Puglia scorte a 80mila tonnellate: Coldiretti denuncia il peso delle importazioni

Secondo Coldiretti Puglia, nei magazzini regionali al 28 febbraio 2026 c’è il 117% di extravergine made in Italy in più rispetto a un anno fa. Int

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Olio EVO Made in Italy

Secondo Coldiretti Puglia, nei magazzini regionali al 28 febbraio 2026 c’è il 117% di extravergine made in Italy in più rispetto a un anno fa. Intanto nel 2025 l’olio estero arrivato in Italia è salito del 50%In Puglia aumentano le giacenze di olio extravergine italiano e cresce la preoccupazione per gli effetti delle importazioni sul mercato interno. Al 28 febbraio 2026, nei magazzini pugliesi risultano stoccate 80mila tonnellate di extravergine made in Italy, con un incremento del 117% rispetto allo stesso periodo del 2025. A segnalarlo è Coldiretti Puglia, che richiama i dati dell’ultimo report “Frantoio Italia” dell’Ispettorato centrale repressione frodi.Per l’organizzazione agricola il dato delle scorte va letto insieme a un altro numero: nel 2025 gli arrivi in Italia di olio d’oliva straniero sono aumentati del 50% in quantità. Un flusso che, secondo Coldiretti, ha contribuito a spingere verso il basso i prezzi dell’olio nazionale, mettendo in difficoltà i produttori, soprattutto in una regione come la Puglia che rappresenta uno dei punti centrali dell’olivicoltura italiana.Il tema non riguarda solo il valore del prodotto, ma anche la tenuta economica delle aziende agricole. Coldiretti Puglia sostiene che molti olivicoltori siano oggi costretti a vendere sotto i costi di produzione, schiacciati da un mercato in cui entra olio a prezzi molto più bassi rispetto a quelli del prodotto italiano. Tra i casi indicati c’è quello dell’olio tunisino, venduto mediamente a poco più di 3,5 euro al chilo.Olio extravergine italiano, il nodo di tracciabilità e controlli
Per Coldiretti Puglia un primo intervento concreto è arrivato dal provvedimento entrato in vigore il 1° marzo 2026, sostenuto insieme a Unaprol. La misura introduce l’obbligo di indicare in modo preciso nel Registro telematico della tracciabilità la natura degli oli che rientrano nel regime di traffico di perfezionamento attivo e le relative operazioni di equivalenza.Secondo l’associazione, si tratta di un passaggio importante perché interviene su un vuoto normativo che per anni avrebbe consentito l’ingresso di olio straniero a dazio zero senza sufficienti garanzie sulla destinazione finale del prodotto.Accanto al problema dei prezzi, Coldiretti richiama anche il fronte delle frodi e delle pratiche commerciali scorrette. Nel mirino finiscono le etichette poco trasparenti, con la dicitura “confezionato in Italia” messa in evidenza mentre l’origine reale compare in caratteri meno visibili. L’organizzazione cita inoltre episodi di sofisticazione, come oli di semi colorati o miscele non dichiarate di olio lampante trattato e raffinato per apparire idoneo al consumo.Il peso delle importazioni sull’olio extravergine italiano in Puglia
Per difendere il comparto, Coldiretti Puglia chiede controlli più stretti sugli oli provenienti da Paesi extra Ue, il rafforzamento del principio di reciprocità delle regole e l’estensione del sistema di tracciabilità Sian a livello europeo. Tra i punti sollevati anche il contrasto alle pratiche sleali nella grande distribuzione, a partire dalle vendite sottocosto che finiscono per penalizzare le produzioni Dop e Igp.L’associazione insiste poi sulla necessità di monitoraggi costanti sulla qualità dell’olio presente sugli scaffali e sul ruolo dei controlli organolettici per distinguere davvero l’extravergine da prodotti di qualità inferiore.Sul piano della promozione, Coldiretti e Unaprol richiamano le attività della Fondazione Evooschool, nate per diffondere tra i consumatori una maggiore conoscenza dell’olio e orientare acquisti più consapevoli. In Puglia, aggiunge l’organizzazione, il settore olivicolo non ha soltanto un valore agricolo e industriale, ma rappresenta anche un fattore di attrazione turistica grazie alla crescita dell’oleoturismo.

In questo quadro, la partita resta aperta su due fronti: da una parte la difesa del reddito dei produttori, dall’altra la tutela della trasparenza per chi acquista. Per una regione che lega una parte importante della propria economia e della propria identità all’olivicoltura, il tema non è marginale.

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