Nel tempio locale della rigida, operano i della discontinuità totale e della disparità diffusa. Infatti, a Palazzo San Domenico, sede del nostro

Nel tempio locale della rigida, operano i della discontinuità totale e della disparità diffusa.
Infatti, a Palazzo San Domenico, sede del nostro comune, imperversa il della superficialità dilagante: si inneggia alla piena e regolare , ma, poi, di fatto, non si applicano le fondamentali , a tutela del dei consiglieri circa gli atti, emanati dalla .
E’ il caso di un destinato ad incidere sulle competenze e retribuzioni dei dell’ente, responsabili della gestione e, quindi, di ’ di atti.
Viene, qui, in rilievo la deliberazione 16 marzo 2026, n. 63(di approvazione delle funzioni di ogni ufficio), che, per un , ̀ , nonostante il preciso obbligo in tal senso, ai .
Abbiamo appreso, solo ( quasi fortunosa) dell’intervenuta, sensazionale (si fa per dire), sua adozione, sui vari settori e servizi.
In particolare, la notizia è emersa attraverso la ricostruzione giornalistica delle motivate sindacali o di successive decisioni dell’organo esecutivo.
Un percorso per il e nel , che rende bene l’idea del contesto in cui si esercita il a Manfredonia.
I rappresentanti nella massima assise municipale-eletti dallo stesso , che ha appena respinto i quesiti referendari- hanno il incondizionato di conoscere le decisioni della giunta, per formulare tutte le necessarie od opportune, nell’interesse della .
Le azioni dei , in tante occasioni, hanno dimostrato , causando dolorosi riconoscimenti di , ricaduti sulle spalle dell’intera comunità.
La materia, pertanto, è molto delicata e richiede un esame attento, approfondito e preliminare del consiglio, così da definire i criteri generali per una profonda rivisitazione degli .
Non servono, invece le ennesime scelte consapevolmente complici di sindaco ed assessori, parti integranti di una perversa -, che si sta abbattendo sugli spazi vitali del comune, polverizzando le scarse esistenti.


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