Epatite A, allarme in Campania, ma Lopalco rassicura la Puglia: «Non è colpa del crudo di mare, godetevelo»

Nessun allarme per la Puglia sul fronte dell’epatite A, nonostante l’aumento dei casi registrato in Campania. A chiarire il quadro è l’epidemiolog

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Epatite A, allarme in Campania, ma Lopalco rassicura la Puglia: «Non è colpa del crudo di mare, godetevelo»

Nessun allarme per la Puglia sul fronte dell’epatite A, nonostante l’aumento dei casi registrato in Campania. A chiarire il quadro è l’epidemiologo pugliese Pier Luigi Lopalco, che interviene per spiegare le modalità di contagio e rassicurare i cittadini pugliesi, anche alla luce della storica campagna vaccinale avviata alla fine degli anni Novanta.In Campania, riferisce Lopalco, il virus è stato individuato in diversi campioni di frutti di mare e si registrano già centinaia di casi sintomatici, oltre a numerosi ricoveri. Un dato che, sottolinea, rappresenta solo una parte del fenomeno: accanto ai casi evidenti, esiste una quota significativa di infezioni asintomatiche, soprattutto tra i bambini, dove la percentuale può arrivare fino al 90%.Alla base della diffusione potrebbe esserci anche un’insufficiente depurazione delle acque reflue. In questi casi, il virus finisce in mare e si concentra nei mitili, organismi filtratori in grado di accumulare agenti patogeni. Le cozze contaminate, spiega l’epidemiologo, potrebbero provenire da aree estere e non essere state adeguatamente trattate, oppure aver assorbito il virus direttamente in acque locali.Tuttavia, i frutti di mare non rappresentano l’unico vettore di trasmissione. Il lungo periodo di incubazione e la presenza di portatori sani favoriscono infatti il contagio interpersonale, che può avvenire anche attraverso scarsa igiene delle mani o, in alcuni casi, per via sessuale.Diversa la situazione in Puglia, dove la diffusione del virus è contenuta grazie alla campagna vaccinale avviata nel 1998 su bambini e adolescenti. «Da decenni non si registrano epidemie», evidenzia Lopalco, sottolineando come i giovani adulti risultino oggi protetti. Un elemento che consente, conclude, di continuare a consumare frutti di mare crudi senza particolari preoccupazioni

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