Oggi, 22 marzo, si celebra la Giornata mondiale dell’acqua. E forse vale la pena fermarsi un attimo a ricordare quanto questo gesto quotidiano, co


Oggi, 22 marzo, si celebra la Giornata mondiale dell’acqua. E forse vale la pena fermarsi un attimo a ricordare quanto questo gesto quotidiano, come aprire un rubinetto, sia, in realtà, il risultato di una conquista recente nella storia della nostra città.
Quando pochi anni fa ho visto zampillare di nuovo la fontana della villa comunale ho provato una forte emozione. Non solo per il recupero di un luogo simbolico, ma perché in quel getto d’acqua c’è una storia lunga, fatta di attese, sacrifici e cambiamenti profondi. Oggi quella fontana funziona, ed è giusto ricordarlo con semplicità, ma anche con la consapevolezza di ciò che ha rappresentato.
Fino agli anni Venti del Novecento, a Manfredonia l’acqua non arrivava nelle case. Ci si riforniva attraverso le carrabbotte trainate da cavalli, oppure si raccoglieva quella piovana nelle “piscine”, spesso con tutte le conseguenze igieniche che possiamo immaginare. Le donne – le nostre popolane – lavavano i panni in spiaggia, dove sgorgavano le sorgenti, oppure nei lavatoi pubblici come quelli di Largo Diomede, Largo Turbine e Largo dei Baroni Cessa. Scene che oggi ci appaiono lontane, ma che appartengono alla memoria viva della città.
Le immagini d’epoca che accompagnano questo ricordo raccontano proprio questo: i lavori dell’acquedotto lungo corso Manfredi, le mani immerse nell’acqua delle popolane, i lavatoi come luoghi di fatica quotidiana. Sono fotografie che restituiscono il senso concreto di cosa significasse vivere senza acqua corrente.
La svolta arrivò nella primavera del 1929, quando l’acqua cominciò a scorrere nelle condotte dell’Acquedotto Pugliese. Per la prima volta, sgorgò proprio nella fontana della villa comunale, allora parco della Rimembranza. Fu organizzata una vera festa cittadina: quei primi zampilli non erano solo acqua, ma il segno tangibile di un cambiamento atteso da generazioni.
Oggi quella storia torna a parlarci, per ricordarci che ciò che abbiamo non è scontato, e che ogni infrastruttura, ogni servizio, ogni diritto nasce da un percorso.
Guardare quelle immagini significa anche questo: riconoscere da dove veniamo, per dare valore a ciò che oggi funziona e per continuare, con la stessa determinazione, a migliorare ciò che ancora può essere migliorato.
Maria Teresa Valente



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