A Borgo Mezzanone nascerà il ‘Villaggio dell’accoglienza’

MANFREDONIA – Trasformare la "terra di nessuno" in un modello di dignità e legalità. È questa la sfida del nuovo Villaggio dell’Accoglienza che sorg

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Borgo Mezzanone, il progetto del 'Villaggio dell'Accoglienza' entra nella  fase operativa: pubblicata la gara per i lavori
MANFREDONIA – Trasformare la “terra di nessuno” in un modello di dignità e legalità. È questa la sfida del nuovo Villaggio dell’Accoglienza che sorgerà a Borgo Mezzanone, nell’area dell’ex Cara. Un progetto da 13,7 milioni di euro che punta a smantellare definitivamente il ghetto sorto sulla ex pista aeroportuale, offrendo un’alternativa concreta alle baracche e allo sfruttamento.

Un investimento per la dignità
Il piano, promosso dalla Regione Puglia, non è solo un’operazione di edilizia sociale, ma un intervento strategico per contrastare il caporalato e la marginalità estrema nella Capitanata. I lavori, che dovrebbero concludersi entro il 2026, daranno vita a una struttura stabile e organizzata.

Cosa prevede il progetto:

324 posti letto riservati a lavoratori agricoli regolari.

Moduli in co-housing: alloggi dignitosi che superano la logica dei container.

Servizi integrati: cucine comuni, aree verdi, una medicheria e sportelli di assistenza socio-legale.

Gestione Trasparente: l’area sarà affidata a enti del Terzo Settore tramite bando pubblico.

Le parole del Sindaco La Marca
Il sindaco di Manfredonia, Domenico La Marca, difende con forza l’iniziativa, definendola un passo fondamentale per la sicurezza del territorio:

“Non stiamo solo costruendo alloggi, stiamo restituendo dignità alle persone e riportando la legalità in un’area segnata per troppi anni dalla precarietà. È un intervento strategico che richiede la sinergia tra Comuni, Prefettura e Governo.”

Tra speranza e tensioni sociali
Nonostante l’impatto positivo sul fronte dei diritti umani, il progetto deve fare i conti con il malumore della comunità locale. I residenti della borgata di Mezzanone, già provati da anni di convivenza con l’insediamento informale, lamentano la carenza di servizi di base per la popolazione residente e temono che la nuova struttura possa gravare su un equilibrio sociale già fragile.

La sfida per le istituzioni sarà dunque doppia: garantire ai braccianti migranti il diritto a una vita dignitosa e, contemporaneamente, non lasciare indietro i cittadini di un borgo che chiede, da troppo tempo, di non essere dimenticato.

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