On-device o cloud? La risposta è ibrida Il grande dibattito è dove “vive” l’IA: sul dispositivo o nel cloud? Huawei, con Andreas Zimmer (Head of Pr
On-device o cloud? La risposta è ibrida
Il grande dibattito è dove “vive” l’IA: sul dispositivo o nel cloud? Huawei, con Andreas Zimmer (Head of Product per l’Europa), difende una filosofia storica: “Abbiamo cercato di mettere il più possibile sul dispositivo”, cioè IA “sull’edge”. E indica due vantaggi: non solo privacy, ma anche velocità (“latenza praticamente zero”). Il cloud resta necessario quando serve “informazione da fonti esterne” o conoscenza ampia, ma “quando possibile, la soluzione dovrebbe essere” on-device.
Joan Cros / NurPhoto / NurPhoto via AFP – Il sistema di riconoscimento facciale mostrato da Nvidia al MWC
Samsung converge sul modello ibrido ma mette al centro la governance del dato: “ci saranno entrambi. La cosa importante è dare la possibilità di scegliere, cioè di poter decidere dove il dato deve stare”. E collega questa promessa a strumenti di sicurezza e trasparenza: piattaforma Knox e controlli privacy nell’interfaccia, per decidere “in ogni momento” se i dati restano sul device o possono essere condivisi in cloud e per gestire e revocare i permessi delle app. Non vince solo l’AI più potente, ma quella che dà più fiducia all’utente e alle aziende su dove vanno a finire i dati.
L’AI come “motore” di nuove forme di interazione, anche sui pieghevoli
Dove l’A diventa più visibile è nei nuovi form factor. Samsung, parlando dei pieghevoli, descrive dispositivi che “ridefiniscono l’esperienza mobile” come strumenti per produttività e creatività, grazie a funzioni avanzate. E cita esempi concreti, come il multitasking più spinto e nuove modalità di interazione.
Honor, dal canto suo, ha dato al MWC dimostrazioni di“IA fisica”. Pier Giorgio Furcas, direttore commerciale della casa cinese, introduce un’idea interessante: la fotocamera non più “passiva” ma “attiva”, capace di “esplorare il mondo circostante” e dialogare con il contesto, avvicinandosi al concetto di assistente “tout court”.
Il vincolo “invisibile”: chip e memoria
L’altra faccia dell’IA è l’hardware: più intelligenza artificiale significa più bisogno di calcolo e memoria. Furcas lo dice in modo diretto: “per l’intelligenza artificiale ci sono due elementi: un chipset e la memoria”. E avverte che la domanda crescente “sta facendo lievitare i costi”, soprattutto lato memoria, motivo per cui Honor punta su una “partnership molto forte” con i fornitori con una strategia: se i costi aumentano bisogna aggiungere feature per giustificare il valore.Anche Motorola lega l’evoluzione dell’IA alla pressione sulla filiera. L’intelligenza artificiale è ormai “embedded” anche sulla fascia media, quindi da tema di costo per il consumatore si è trasformato in un problema di componenti e di pianificazione, perché quando la domanda corre più veloce delle previsioni “mancano le materie prime”.Dimon hu Xin (CMO Honor Europa) inquadra il problema come sistemico e lo collega alla “sfida comune per tutta l’industria” rappresentata dalla “rapida impennata della domanda di IA”.
Servizi a pagamento e abbonamenti: prospettiva reale o ancora prematura?
A questo punto il problema per le aziende è come continuare a guadagnare anche dopo aver venduto lo smartphone. Pagheremo abbonamenti per funzioni “smart”? I colloqui al Mobile World Congress di Barcellona suggeriscono prudenza. Bellorini insiste sul controllo e sull’integrazione nell’esperienza. Furcas osserva che oggi l’utente tende a pagare più volentieri intrattenimento che feature di telefono, e che l’eventuale ruolo di monetizzazione potrebbe essere più degli operatori con offerte integrate che dei brand con paywall aggressivi.Honor, con Dimon, sposta il focus sul valore complessivo e sull’ecosistema: “Portare valore al consumatore non solo attraverso lo smartphone, ma attraverso l’intero ecosistema”, con una strategia che include PC, tablet, wearable e AIoT.La promessa è che l’IA diventerà meno da dimostrazione e più da quotidiano. Una funzione che permea lo smartphone e lo rende più personale, più veloce e – se i produttori manterranno la parola – più controllabile.

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