ELENCO SCRUTATOTI REFERNDUM E TRASPARENZA NELL’ERA DIGITALE…..

A poche settimane dal Referendum Costituzionale del 22 e 23 marzo 2026, la gestione delle nomine degli scrutatori segna un profondo divario nella

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A poche settimane dal Referendum Costituzionale del 22 e 23 marzo 2026, la gestione delle nomine degli scrutatori segna un profondo divario nella trasparenza amministrativa dei Comuni italiani. Da una parte c’è l’Italia del “clic”, dall’altra c’è Manfredonia, ritornata anacronisticamente al cartaceo.
Il Testo Unico degli Enti Locali e la Legge 69/2009 parlano chiaro: gli atti deliberativi, come i verbali della Commissione Elettorale, devono transitare sull’Albo Pretorio online per avere efficacia legale. Un obbligo di trasparenza che, da Nord a Sud, è stato ampiamente rispettato. In Puglia, i cittadini di Bari, Bitonto, Corato, Castellana Grotte, Molfetta e Triggiano per citarne alcuni, possono già consultare gli elenchi dei sorteggiati comodamente dai portali istituzionali, con file PDF accessibili a tutti e nel pieno rispetto delle direttive europee sulla privacy.
A Manfredonia, invece, lo scenario cambia drasticamente. La Commissione Elettorale si è riunita lo scorso 2 marzo per nominare 184 scrutatori effettivi e 100 riserve. Tuttavia, l’avviso diramato dall’Ente ha il sapore di un salto nel passato: nessuna lista online sull’Albo Pretorio. I nomi sono consultabili solo recandosi fisicamente all’Ufficio Elettorale di Palazzo della Sorgente.
Il vero ostacolo democratico sono le finestre temporali strettissime. L’accesso è consentito esclusivamente in tre brevi fasce settimanali: il martedì (dalle 9:00 alle 11:00 e dalle 17:00 alle 18:30) e il giovedì mattina (dalle 9:00 alle 11:00).
Costringere un cittadino a prendere permessi lavorativi per leggere un foglio di carta affisso a un muro rappresenta una forzatura inaccettabile nell’era della transizione digitale. La tutela della privacy, spesso usata come scudo, non regge alla prova dei fatti: il resto della nazione pubblica regolarmente i nominativi oscurando semplicemente i dati sensibili, come indirizzi o date di nascita complete.
Questa non è cattiva organizzazione: è una scelta precisa. È la scelta di continuare a tenere nell’ombra gli atti della pubblica amministrazione, di rendere difficile ciò che dovrebbe essere semplice, immediato e doveroso. Ed è una scelta ancora più scandalosa quando riguarda affidamenti e incarichi, cioè i gangli più sensibili dell’azione amministrativa.
Dopo aver speso inutilmente risorse pubbliche, fondi del PNRR, oltre 60 mila euro per il sito istituzionale, il risultato è sotto gli occhi di tutti: l’accesso agli atti resta complicato, farraginoso e troppo spesso inutile. Altro che legalità, altro che trasparenza: qui si continua ad amministrare nel buio del palazzo, mentre ai cittadini vengono servite soltanto parole di facciata.
Il Referendum è ormai alle porte e il tempo per sanare questa opacità stringe. La trasparenza amministrativa è un dovere, non una concessione soggetta a orari di sportello.

Angelo Riccardi

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