LISTE D’ATTESA: SCATTANO I CONTROLLI SU RINUNCE E CODICI D’URGENZA

Da domani prende il via la seconda fase del piano per abbattere le liste d’attesa. A un mese dall’avvio della sperimentazione, le Asl dovranno pre

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Da domani prende il via la seconda fase del piano per abbattere le liste d’attesa. A un mese dall’avvio della sperimentazione, le Asl dovranno presentare un report dettagliato non solo sull’andamento delle prestazioni, ma anche sull’appropriatezza delle prescrizioni e sull’attività svolta in intramoenia.Il nodo centrale riguarda i pazienti che hanno rifiutato l’anticipo dell’appuntamento. Proprio da questi casi si cercherà di capire quante delle prestazioni classificate come “urgenti” o “brevi” fossero realmente tali.Il governatore della Regione Puglia, Antonio Decaro, aveva già evidenziato che oltre il 40% delle prescrizioni di radiodiagnostica (Tac e risonanze) risulterebbe potenzialmente inappropriato, cioè non giustificato dalle reali condizioni cliniche del paziente.Il piano coinvolge oltre 124 mila prestazioni tra esami diagnostici e ricoveri anticipabili. Dall’1 febbraio circa il 30% dei pazienti contattati ha rifiutato di anticipare la visita: solo una minoranza perché aveva già effettuato l’esame, mentre il 60% ha preferito mantenere la data originaria.Secondo la Regione, se un appuntamento indicato come urgente non viene anticipato, è possibile che non fosse realmente tale. Le verifiche delle Asl serviranno dunque a valutare l’appropriatezza prescrittiva. In caso di irregolarità accertate, i medici potrebbero incorrere in sanzioni economiche.Intanto i tecnici regionali hanno registrato un aumento delle prescrizioni con codici “Urgente” e “Breve” proprio nelle settimane successive all’avvio del piano, un trend che ha acceso ulteriori controlli.Nel report mensile, da trasmettere entro il 10 marzo, le Asl dovranno inoltre fornire dati sull’attività in intramoenia (a pagamento nelle strutture pubbliche), dimostrando un equilibrio sostanziale con le prestazioni gratuite. Tuttavia, l’incremento delle ore straordinarie garantite dai medici nell’ambito del piano potrebbe rendere meno chiaro il peso effettivo dell’intramoenia nel sistema sanitario regionale.

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