IL CARNEVALE CHE SARA’

Le condizioni atmosferiche non al meglio, hanno influito poco o niente sulle manifestazioni del Carnevale edizione 2026. Non hanno dissuaso le migli

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Le condizioni atmosferiche non al meglio, hanno influito poco o niente sulle manifestazioni del Carnevale edizione 2026. Non hanno dissuaso le migliaia di spettatori che imperterriti hanno fatto ala lungo il percorso aperto, alla sfilata dei due carri, dei sette gruppi mascherati e delle Meraviglie in erba sempre più protagoniste caratterizzanti il Carnevale di Manfredonia, e di tutto il contorno come da protocollo. Gli organizzatori hanno fatto del loro meglio per presentare una celebrazione evidenziata con gli aggettivi più ricercati ed esaltanti. Certamente meritati, tutto considerato è stata assicurata continuità ad una tradizione che va ben oltre quel “72” assegnato a questa edizione.
Perché 72? Quel numero riporta al 1954 anno che non ha dato i natali al Carnevale. Se Manfredonia è, come innegabilmente è, l’erede della Sipontum romana, nel bagaglio dei lasciti è compreso anche quello dei baccanali festeggiati con grande rilevanza. Non a caso in Municipio è gelosamente custodito il busto di una Baccante rinvenuto dagli archeologi che hanno condotto, ai primi del ‘900 scavi a Siponto, risalente appunto alla Sipontum romana.
Il 1954 è tutt’al più una tappa nel corso delle trasformazioni che il Carnevale ha interpretato nell’attraversare le varie e diverse epoche sviluppatesi fino ai nostri giorni. Un rilancio importante perché segna l’apparizione dei primi due carri allegorici, opera degli studenti del liceo scientifico. Una novità che ha attecchito intensamente tanto che, negli anni successivi, si instaurò una vera e propria competizione fra i “carristi” per la conquista dei premi messi in palio. Se ne sono visti in tanti straordinari. Nel 1971 sono stati ben otto. La “parata” attraversava via Tribuna, corso Roma e corso Manfredi.
Il Carnevale a Manfredonia lo si è festeggiato senza soluzione di continuità, come espressione del momento attraversato. Una manifestazione spontanea, che vedeva la gente mascherarsi e impazzare nelle piazze e nelle strade in totale allegria. Chi veniva da fuori si mascherava con i costumi presi in affitto nelle varie botteghe. I gruppi mascherati erano accolti nelle abitazioni per un ballo volante. C’erano le “socie”, feste da ballo private con rosolio e pastarelle fatte in casa, antesignane dei più pretenziosi “veglioni” con vedettes musicali nazionali, andatisi trasformando negli anni da feste mascherate a premi, a show con abiti sa sera. Oggi ci sono le “notti colorate” in piazza Duomo, un format valevole per ogni occasione.
Ci sono state anche delle edizioni con delle stonature, come il lancio del borotalco al posto dei coriandoli, o addirittura delle arance. Si sono verificati anche episodi di violenza e furti in abitazioni tant’è che ci sono stati divieti di mascherarsi.
Il Carnevale di Manfredonia non è solo una festa popolare, ma una espressione viva della cultura locale che nel corso del tempo, ha visto mutare significati, costumi e tradizioni unitamente alle ineluttabili trasformazioni culturali e sociali della comunità sipontina. Quest’anno, ad esempio, il Carnevale ha coinvolto il mare con la veleggiata in maschera nel golfo “CarneVéle in Love”. Ma è solo un aspetto indicativo delle inesorabili evoluzioni che, come abbiamo velocemente sintetizzato, hanno condizionato e condizionano la manifestazione ormai approdata al rango di mero spettacolo.
Spettacolo che ha bisogno di essere confezionato come tale, occorre pertanto pensare a una ribalta (percorso adeguato a pagamento), un regista e uno scenografo che progettino una sfilata nelle modalità e nei tempi che determinano un recital attraente, curato in ogni suo segmento. Quello offerto quest’anno, al di là dei meriti dei protagonisti, non è stato edificante.
Se il Carnevale di Manfredonia vuole rimanere al passo del progresso, deve provvedere e velocemente ad aggiornarsi. La gran parte delle città si vanno attrezzando realizzando manifestazioni proprie. Manfredonia ha un prestigio da tutelare. In verità se ne parla da tanto, ma non si è mai riusciti a quagliare, a concretizzare i pur buoni propositi. L’iniziativa deve partire ed essere gestita da privati, naturalmente con la collaborazione dell’ente comunale. Il Carnevale deve avere una propria autonomia organizzativa e finanziaria. Si è sempre ripetuto che il Carnevale è un motore per l’economia locale. Quale economia? È la domanda cui non viene data risposta.
Quest’anno il Comune ha finanziato la manifestazione con 150 mila euro più tanti altri benefit, la Regione ha contribuito con 50mila euro: quale è stata la ricaduta sulla economia delle città? E se vi sono settori che ne beneficiano, quale è il contributo – è l’altra domanda che corre – che danno alla manifestazione?
In passato ci sono stati dei tentativi di costituire un organismo che sovrintendesse al Carnevale, ma sono tutti falliti, nonostante il finanziamento assicurato dalla civica amministrazione. Come nel 2000, quando venne fondata l’Istituzione del Carnevale dotandola di un fondo di 619 milioni di lire. Finita la festa, gabbato lo Carnevale. Altre iniziative hanno fatto la stessa fine.
Può darsi che i tempi si sono evoluti ed è arrivato il momento che si possa realisticamente pensare ad una organizzazione su basi razionali e concrete. La posta in gioco è la sopravvivenza di una tradizione che ha una sua validità oggettiva. Il campanello d’allarme è risuonato chiaro in questa edizione che oltre alle belle favole raccontate con sfarzo di luci e colori dai protagonisti, ha evidenziato non poche incongruenze come quei camion fuori dal contesto, quelle musiche ad alto volume, eccetera. Tanta gente ha preferito rifugiarsi nel solito, immarcescibile struscio in corso Manfredi.
Michele Apollonio

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