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Fa discutere l’ormai scontro aperto tra istituzioni che per la loro natura specifica, dovrebbero collaborare e procedere secondo criteri che tornino utili a quanti dipendono da quegli atteggiamenti, vale a dire operatori economici e dunque popolo. Così invece non è. Accade infatti che da una parte il Consorzio per l’Area di Sviluppo Industriale di Foggia, dall’all’altra i Comuni di Manfredonia e Monte Sant’Angelo e l’Autorità di sistema portuale del mare Adriatico meridionale, si ritrovano su fronti opposti di una contesa per tanti versi insensata.
Casus belli il bando pubblico indetto dall’ASI, per l’assegnazione di un suolo mediante cessione del diritto di superficie per la durata di trenta anni. Suolo di poco più di 50mila metri quadri, facente parte del retroporto dello scalo marittimo industriale di Manfredonia.
Una iniziativa, reclamano i Comuni e l’Autorità di sistema portuale, adottata unilateralmente dall’ASI, senza alcuna intesa con i diretti interessati alla utilizzazione di quelle aree che hanno una localizzazione del tutto particolare che pertanto non può essere assegnata in modo indeterminato, senza una pianificazione che tenga contro delle realtà che vi sono in loco in via di ulteriore sviluppo.
Ad aggravare la situazione, l’irrigidimento del nuovo Cda dell’ASI appena rinnovato confermando l’assetto preesistente con una sola nuova immissione (il presidente della Confindustria di Foggia), che ha respinto la richiesta avanzata dal sindaco di Manfredonia Domenico La Marca, di rinviare l’assemblea di qualche giorno per gli opportuni approfondimenti. Richiesta respinta. È pertanto svanita l’opportunità di ridiscutere la questione di vitale interesse, su basi razionali e aderenti alla realtà conclamata anche con l’inserimento nel direttivo ASI di un rappresentante di un’area industriale che per le sue particolari caratteristiche, tra cui due aree industriali attrezzate, uno scalo marittimo di alte prestazioni in fase di rifunzionalizzazione che rafforzerà la sua dimensione di scalo internazionale nel Mediterraneo, si presenta di particolare utilità non solo per i Comuni cui fanno capo, ma di tutta la provincia.
Un principio, quello della particolarità strategica dell’area portuale di Manfredonia nel contesto della provincia di Foggia e anche oltre, che purtroppo in Capitanata non lo si è mai considerato nella sua giusta valenza. Foggia, nella sua dimensione di provincia, non ha mai opportunamente valutato che il porto di Manfredonia e aree connesse, sono pertinenze di utilità provinciale. I problemi che vi sono, e sono tanti e di varia natura, non riguardano soltanto Manfredonia, bensì l’intera Capitanata. Un adeguato sviluppo di quelle infrastrutture, vanno a vantaggio di tutta la provincia. Il problema è quello di saperne fare uso.
E come al solito, invece di costruire facendo gruppo e affrontando i problemi in maniera organica e oggettiva, si litiga, si antepongono interessi che non hanno nulla a che fare con lo sviluppo delle aree industriali, con l’attivazione di quelle misure che valorizzino le risorse dei luoghi. Ecco perché da queste parti si rimane sempre indietro.
La disputa è appena all’inizio. I referenti istituzionali locali hanno mosso i passi opportuni per cercare di venire a capo di una situazione oscura che minaccia di vanificare serie e allettanti prospettive. Forse sarebbe stato più opportuno che l’assetto della governance ASI fosse stato affrontato più tempestivamente. Le prime manifestazioni di interesse per quelle aree risalgono infatti a cinque anni fa. In predicato vi era l’insediamento di due fabbriche per la produzione di aerogeneratori che, manco a dirlo, guarda ad una collocazione addirittura in altra regione.
Michele Apollonio
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