ASSEGNO DI DIVORZIO, CAMBIANO LE REGOLE? ECCO QUANDO IL CONIUGE VA «COMPENSATO»

I chiarimenti del professor Rimini dell’Università di Milano: «La Cassazione ha ribadito che l’assegno ha la funzione di compensare il coniuge che

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I chiarimenti del professor Rimini dell’Università di Milano: «La Cassazione ha ribadito che l’assegno ha la funzione di compensare il coniuge che ha sacrificato le aspirazioni professionali a favore della famiglia».I criteri per l’assegno di divorzio sono cambiati davvero? Cosa ha deciso la Cassazione?La recente decisione della Cassazione, come ha spiegato sul Corriere della Sera Carlo Rimini, avvocato e professore ordinario di Diritto privato dell’Università di Milano, «non è una sentenza, ma una semplice ordinanza, cioè la forma di decisione adottata per le questioni che non sono di particolare rilevanza».A quando risale la sentenza che ha modificato l’impostazione dell’assegno?«Infatti la Cassazione si limita ad applicare alcuni principi sull’assegno divorzile che sono ben noti a partire dal 2018, quando la stessa Corte, con una sentenza a Sezioni Unite, quella davvero fondamentale, modificò l’impostazione precedente, affermando che l’assegno non è finalizzato a permettere in ogni caso alla parte debole di mantenere il tenore di vita matrimoniale, ma ha la funzione fondamentale di compensare il coniuge che ha sacrificato le proprie aspirazioni professionali a favore della famiglia, dovendo essere commisurato all’entità del sacrificio», scrive l’avvocato Rimini.Da cosa dipende il riconoscimento dell’assegno di divorzio?«Il riconoscimento e la determinazione dell’assegno divorzile, a partire dal 2018, dipendono dalla prova che la differenza fra le situazioni reddituali e patrimoniali dei due coniugi è la conseguenza del fatto che uno di loro ha rinunciato a prospettive lavorative per dedicarsi alle esigenze della famiglia e alla crescita dei figli in particolare», spiega sul Corriere il professore ordinario di Diritto privato. «La Cassazione, nei giorni scorsi, si è limitata a ribadire questo principio, già recepito in centinaia di decisioni pronunciate dal 2018 ad oggi», sottolinea.

corrieredellasera

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