Si aprirà l’11 marzo 2026, davanti al Tribunale di Napoli, l’udienza preliminare di uno dei più rilevanti procedimenti giudiziari degli ultimi ann

Si aprirà l’11 marzo 2026, davanti al Tribunale di Napoli, l’udienza preliminare di uno dei più rilevanti procedimenti giudiziari degli ultimi anni in materia di traffico illecito di rifiuti tra Campania e Puglia. Il giudice per l’udienza preliminare ha fissato la data dopo la richiesta di rinvio a giudizio avanzata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli.Al centro dell’inchiesta un articolato sistema di gestione abusiva di rifiuti speciali, che avrebbe consentito lo smaltimento illecito di circa 297.700 tonnellate di rifiuti, tra frazione umida e secca, provenienti da ditte campane e destinati illegalmente a cave dismesse, terreni agricoli e aree protette nelle province di Foggia, Bat, Benevento e Potenza.Le accuse e il sistema illecito
Secondo l’impianto accusatorio, gli imputati avrebbero operato attraverso un’organizzazione strutturata e continuativa, finalizzata a conseguire ingenti profitti grazie al risparmio sui costi di smaltimento. La frazione secca dei rifiuti sarebbe stata conferita a impianti di stoccaggio in provincia di Foggia per poi essere abbandonata illegalmente in cave dismesse e terreni agricoli, mentre la frazione umida sarebbe transitata dall’impianto di compostaggio di Bisaccia senza subire alcun reale trattamento, per essere poi smaltita in una ex cava a Ordona.Il materiale, secondo gli inquirenti, veniva fatto risultare falsamente come “ammendante compostato misto” attraverso documentazione non veritiera, eludendo così le normative ambientali.Gli imputati e le società coinvolte
A giudizio dovranno comparire, tra gli altri, gli avellinesi Erminio Arminio, 49 anni e Pasquale Martino Di Ieso, 57 anni e il foggiano, residente a Ordona Giuseppe Francesco Caruso, 41 anni oltre a numerosi soggetti coinvolti a vario titolo nel trasporto e nello smaltimento illecito dei rifiuti. I tre furono coinvolto in passato in altre vicende simili, Arminio finì anche al centro di una polemica politica a Cerignola relativa ai lavori per il nuovo stadio.Contestualmente sono chiamate a rispondere anche diverse società, tra cui Biocompost Irpino srl, Spazio Verde Plus, PL Trasporti srl ed Edil C. srl, per responsabilità amministrativa degli enti ai sensi del decreto legislativo 231 del 2001.L’accusa contesta anche la mancata adozione di modelli organizzativi idonei a prevenire i reati ambientali.I territori danneggiati e le parti offese
Numerosi gli enti pubblici e le associazioni ambientaliste individuate come persone offese. Tra questi figurano diversi comuni della provincia di Foggia, tra cui Cerignola, Ordona, Carapelle e Apricena, la Regione Puglia, l’Unione dei Comuni dei Cinque Reali Siti, oltre a realtà come Capitanata Rifiuti Zero, Forum Ambientalista, WWF Foggia, ENPA e il Centro Studi Naturalistici.Le indagini e le prove
L’inchiesta si fonda su un vasto impianto probatorio che comprende intercettazioni, servizi di osservazione, videoriprese, consulenze tecniche, sequestri e perquisizioni. Le condotte contestate si sarebbero protratte per anni, a partire dal febbraio 2013.Con l’udienza preliminare dell’11 marzo si entrerà ora nella fase decisiva del procedimento, che dovrà stabilire se sussistono i presupposti per il rinvio a giudizio degli imputati.


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