«La Puglia è cresciuta molto ma non basta. Ora è a un bivio. Come il resto del Paese, soffre la crisi dell’industria, e anche i servizi iniziano a

«La Puglia è cresciuta molto ma non basta. Ora è a un bivio. Come il resto del Paese, soffre la crisi dell’industria, e anche i servizi iniziano a perdere colpi. Difficoltà che non si possono compensare solo con il turismo. Ma ci sono anche spiragli». Così Andrea Salvati, direttore dell’Osservatorio economico Aforisma, che ha presentato al Comune di Bari il report 2025 sull’economia regionale. «La scommessa – prosegue Salvati – è investire dal 2026 in nuova tecnologia e ricerca. Non c’è altro modo per competere con il resto del mondo. In Puglia abbiamo distretti interessanti, come quello aerospaziale, e spin off che stanno dando frutti importanti. Dobbiamo migliorare però in infrastrutture tecnologiche e reti nazionali e internazionali».«Nel settore dell’energia – spiega Davide Stasi, responsabile dell’Osservatorio Aforisma – la Puglia è un produttore leader ma con società quasi tutte con sede in Lazio e Lombardia, regioni che hanno fatturato tra gennaio e ottobre 2025 rispettivamente 107 e 67 miliardi, contro i 600 milioni della Puglia. Di qui le difficoltà a sviluppare in regione le comunità energetiche». Il report auspica un sostegno alle pmi nella transizione digitale e verde, e in settori ad alto valore aggiunto (finora solo il 3,3% del totale), per aumentare la competitività, attirare giovani e talenti, e diversificare l’economia (oggi il 60% delle imprese pugliesi è attivo nei settori commercio, agricoltura e costruzioni).Ma, soprattutto, si deve affrontare la sfida demografica: dal 1982, la popolazione anziana in Puglia è salita dal 5 al 23% del totale, mentre quella della fascia 0-17 anni è scesa dal 32,5 al 14,75%. Nel report si confermano un export (7,22 miliardi di euro) e fatturati significativi nonostante le crisi globali. Ma emerge anche una perdita di quasi 10 mila posti di lavoro in pochi mesi.La provincia di Bari resta la locomotiva ma perde colpi. L’export a doppia cifra del Foggiano sorprende ma va confermato. Lecce, Taranto, Brindisi e Bat soffrono. «Le rinnovabili sono la scelta giusta – dice Mario Aprile, presidente di Confindustria Bari Bat – ma negli iter autorizzativi si prevedano quote di energia per le aziende del territorio, così da abbassarne i costi. Presto promuoveremo iniziative per ridurre il mismatch tra domanda e offerta di lavoro, per raccontare le nostre eccellenze e formare giovani nel post laurea».«La recente crescita della Puglia – afferma Leonardo Patroni Griffi, a capo di Banca Popolare di Puglia e Basilicata – non ha portato sviluppo e stipendi adeguati. Serve più coraggio. Ad esempio, al Sud non si può fare a meno dell’immigrazione contro l’inverno demografico. Non si devono salvare le imprese ma far crescere quelle di qualità. Negli atenei tanti docenti hanno reclutato in modo indegno i propri successori».
Più ottimista Valerio Potì, docente ordinario di Finanza all’Università College Dublin e associato di Econometria all’Università di Bari: «Gli atenei hanno fatto un importante sforzo di adeguamento delle competenze. La Puglia ha un territorio bellissimo. Ma per essere attrattiva si liberi della zavorra delle troppe autorizzazioni e si ispiri all’Irlanda: 30 anni fa fanalino di coda, oggi è tra i Paesi più avanzati dell’Ue, con occupazione di qualità, ecosistemi ed economie di scala». «”Conoscere per esattamente deliberare” è una lezione che si dovrebbe sempre ricordare. Aforisma ci consegna un rapporto che impone riflessioni e scelte rapide», conclude Giuseppe Carrieri, vice presidente della Commissione Sviluppo economico di Bari.


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