Alla vigilia delle decisioni del Governo sulle concessioni demaniali marittime, il comparto balneare torna al centro del confronto politico e isti

Alla vigilia delle decisioni del Governo sulle concessioni demaniali marittime, il comparto balneare torna al centro del confronto politico e istituzionale. In Puglia, regione con 910 chilometri di costa e un’economia fortemente legata alla balneazione, il tema assume un peso specifico rilevante. Domani, su iniziativa di Confcommercio Lecce, si terrà il primo incontro regionale dopo la disposizione inserita nel decreto legge Infrastrutture, che prevede l’adozione di un bando tipo nazionale per le gare. Tra i relatori ci sarà il presidente nazionale del sindacato italiano balneari, Antonio Capacchione.
Presidente Capacchione, come valuta la scelta del Governo di introdurre un bando tipo nazionale?
«Si tratta di una scelta necessaria e positiva. L’assenza di un modello nazionale ha prodotto disomogeneità evidenti. In Puglia due Comuni confinanti hanno adottato bandi profondamente diversi, con effetti distorsivi sulla concorrenza e sul trattamento delle imprese».
Perché finora così pochi Comuni hanno avviato le procedure di gara?
«Perché il quadro normativo resta incompleto. Su 645 Comuni costieri italiani, meno di venti hanno avviato le gare; in Puglia soltanto due su sessantanove. E le poche procedure avviate hanno generato un contenzioso diffuso».
Il bando tipo può rappresentare una soluzione definitiva?
«No. È un primo passaggio, utile ma non sufficiente. È evidente che un bando non può variare da Regione a Regione o da Comune a Comune. Tuttavia, resta irrisolto il nodo di una riforma organica del settore, ancora regolato da una normativa risalente a oltre ottant’anni fa e non più coerente con l’attuale assetto istituzionale ed economico».
Uno dei temi più discussi riguarda l’apertura agli operatori stranieri.
«Nel breve periodo individuiamo tre obiettivi. Il primo è evitare una fase di disordine generalizzato. Il secondo è non penalizzare imprese che hanno investito confidando nella continuità garantita dalle leggi dello Stato. La certezza del diritto rappresenta un interesse generale, valido anche per gli operatori internazionali».
E il terzo obiettivo?
«Evitare lo snaturamento del modello italiano della balneazione. L’ingresso di grandi gruppi finanziari, in grado di sostenere offerte economicamente molto elevate, rischia di alterare in modo irreversibile l’identità di territori che oggi rappresentano mete di turismo internazionale. Il turismo balneare italiano è attrattivo perché riconoscibile, non perché standardizzato».
Che responsabilità attribuisce alla politica?
«Da oltre sedici anni il tema delle concessioni balneari è oggetto di strumentalizzazione. Tutte le forze politiche hanno avuto responsabilità di governo senza giungere a una soluzione. La sostituzione di un concessionario con un altro non produce benefici collettivi: al contrario, rischia di tradursi in un aumento dei costi per gli utenti».
Presidente Capacchione, per concludere: quali sarebbero le conseguenze economiche di un errore di gestione?
«In una fase in cui industria e agricoltura attraversano difficoltà strutturali, il turismo rappresenta uno dei pochi comparti in tenuta. Senza la balneazione, il sistema turistico perderebbe una delle sue componenti essenziali, con ricadute significative sull’economia di interi territori».

corrieredelmezzogiorno


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