Angelo Riccardi: “Il Carnevale dell’inclusione infinita. ”

Nel Regno di Sipontia accadde che il Barbagianni Re, svegliatosi una mattina con l’aria di chi aveva visto il futuro (anche se nessun altro l’avev

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Nel Regno di Sipontia accadde che il Barbagianni Re, svegliatosi una mattina con l’aria di chi aveva visto il futuro (anche se nessun altro l’aveva notato), chiamò a raccolta l’intera città felice.
Felice, sì.
Perché per il Barbagianni ogni città è felice, sempre.
Che sia una festa o un funerale, lui usa le stesse parole:
inclusione, comunità, futuro.
Le pronuncia come formule magiche.
Le ripete uguali, identiche, immutabili.
Come un disco incantato che gira anche quando non c’è musica.
«Questo Carnevale», annunciò dal suo trespolo istituzionale,
«sarà inclusivo, comunitario e proiettato nel futuro».
Nessuno osò chiedere come.
Perché il Barbagianni vede cose che gli altri non vedono.
Immagina cose che ancora non esistono.
E soprattutto: annuncia la festa.
Ma c’era una sorpresa.
Quest’anno, il Re decise di cambiare le regole del gioco.
La Reginetta del Carnevale?
Troppo prevedibile.
Troppo carnevale.
Meglio affidarsi alla Nonna del Carnevale
la civetta sempre giovane Pireddu
Una figura antica, rassicurante, universale.
La Nonna che abbraccia tutti.
La Nonna che non fa domande.
La Nonna che diventa… testimonial.
E così, mentre il popolo cercava di capire cosa stesse succedendo, il Barbagianni proclamò:
«Annuncio la sfilata più lunga,
più bella
e più Figa del mondo.»
Lo disse proprio così.
Con solennità istituzionale.
Una sfilata talmente lunga che nessuno avrebbe potuto controllarla.
Talmente bella da non dover essere spiegata.
Talmente figa da non richiedere gare, bandi, confronti.
Perché quando c’è l’inclusione,
la trasparenza è opzionale.
E così si appaltò tutto.
Senza gara.
Senza competizione.
Senza domande.
Si appaltò perfino la Nonna.
Che da nonna diventò progetto.
Da progetto diventò costo.
Da costo diventò 150 mila.
Centomilacinquantamila monete d’oro dell’inclusione.
Spese per un Carnevale che doveva rappresentare tutti,
ma che alla fine rappresentava solo una cosa:
la fantasia del Barbagianni.
Il popolo applaudì, perché si applaude sempre.
La città restò felice, perché così era stata chiamata.
Il futuro arrivò, come sempre, sotto forma di annuncio.
E il Barbagianni Re, soddisfatto, tornò sul suo ramo.
Aveva fatto inclusione.
Aveva fatto comunità.
Aveva fatto futuro.
Aveva fatto Carnevale.
A spese di tutti. 🎭

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