A. Riccardi. Manfredonia bonifiche ferme

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Ho appreso della richiesta del Comune di Manfredonia di attivare un tavolo tecnico presso la Provincia di Foggia sulla bonifica dell’isola 16 (area ex Enichem), iniziativa che ha generato polemiche da parte di alcune associazioni cittadine. A mio avviso, però, questa scelta evidenzia soprattutto un problema più grande: l’inadeguatezza dell’azione amministrativa e la disattenzione verso ciò che davvero conta, cioè la tutela degli interessi collettivi.

Invece di pretendere risposte chiare e tempi certi, dal Sindaco La Marca, sulla bonifica complessiva del SIN di Manfredonia, si ripropone il solito schema: mettere al tavolo Eni Rewind, l’unico soggetto che, nei fatti, sta portando avanti interventi concreti e cantieri visibili. È un cortocircuito politico-amministrativo: si sposta il fuoco dove “qualcosa si muove” e si lascia nell’ombra ciò che è fermo.

Nel SIN l’agenda delle bonifiche procede a due velocità. Da un lato ci sono gli interventi “pubblici” sulle discariche, finanziati e incardinati in un Accordo di Programma ormai datato, che risultano ancora incompleti e non formalmente chiusi. Dall’altro c’è il fronte dell’area industriale ex Enichem, in capo a Eni Rewind (già Syndial): qui continuano ad arrivare aggiornamenti, cantieri, rimozioni e, almeno in parte, certificazioni. E proprio qui, paradossalmente, si concentra la polemica più accesa: Isola 16.
L’Accordo di Programma per il SIN, sottoscritto il 20 dicembre 2019 tra Ministero, Regione Puglia, Comune di Manfredonia e Comune di Monte Sant’Angelo, nasce per la messa in sicurezza, la bonifica e il recupero delle aree contaminate. Il problema, oggi, è lo scarto tra la cornice e la realtà. Un monitoraggio del luglio 2024, richiamato negli atti regionali, segnala che gli interventi previsti dall’Accordo devono ancora essere completati e formalmente chiusi. E aggiunge un passaggio decisivo: ulteriori interventi e il fabbisogno residuo potranno essere definiti solo dopo la verifica dei risultati e la chiusura degli interventi già avviati. In altre parole, finché non si chiude ciò che è già finanziato, si resta bloccati anche su ciò che manca.

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Sul versante industriale, invece, il quadro è più dinamico: bonifiche su suoli e falda avviate da anni, demolizioni e rimozioni rifiuti sulle “isole”, tecnologie in situ e certificazioni già ottenute su alcune porzioni. Secondo la stessa società risultano certificati interventi per le isole 17 e 9, quest’ultima certificata dalla Provincia nel novembre 2025; altre aree sono in attesa di certificazione e isola 16 risulta ancora in esecuzione. Ed è qui che si innesta il paradosso: dove il procedimento pubblico non arriva a chiusura, la polemica è debole; dove il privato lavora, lo scontro diventa massimo.

La controversia si concentra sulle tecniche previste per l’isola 16. A dicembre 2025 un articolo ricostruisce l’avvio della fase operativa collegandola al Progetto Operativo di Bonifica approvato con decreto ministeriale del 2019, spiegando che la gestione degli impianti è affidata a Sicilsaldo S.p.A., incaricata di trattare i vapori estratti prima del rilascio in atmosfera. A gennaio 2026 alcune associazioni alzano ulteriormente i toni: parlano di rischi legati alle emissioni in aria e chiedono prudenza, controlli stringenti, trasparenza sui contaminanti coinvolti e una governance dei controlli ritenuta più credibile e indipendente. Eni Rewind, dal canto suo, descrive l’isola 16 come un intervento marginale sui terreni profondi, pari a circa 1,4 ettari, legato a contaminazione residuale non rimovibile con scavo e smaltimento, e indica costi ambientali sostenuti al 31 dicembre 2024 pari a 365 milioni di euro per le aree di propria competenza.

Una bonifica, per reggere nel tempo, ha bisogno di dati verificabili, controlli trasparenti e fiducia. E qui il quadro complessivo finisce per assomigliare davvero a un “mondo al contrario”: il capitolo pubblico, tra discariche, monitoraggi e interventi finanziati, resta impantanato tra ritardi e chiusure mai arrivate; il capitolo privato procede, ma proprio lì si concentra lo scontro più duro nel punto più delicato. Negli atti regionali emerge anche un elemento politico-amministrativo rilevante: viene richiamato che, ad oggi, il Ministero non ha dato priorità a un’ipotesi di riperimetrazione del SIN. È un dettaglio solo in apparenza, perché incide sulla programmazione e sulla gestione complessiva.

Se le bonifiche sono anche una questione di fiducia, qui la fiducia si consuma su due piani. Sulle discariche, dove i ritardi rischiano di trasformare l’Accordo di Programma in un contenitore senza scadenze effettive. Sull’ex Enichem, dove la bonifica avanza ma richiede una “licenza sociale” che passa da controlli terzi, comunicazione chiara e confronto tecnico non percepito come autoreferenziale. Perché una bonifica che non si chiude, o che non si racconta con dati controllabili, finisce per essere percepita come l’ennesima promessa sospesa. E nel SIN, ogni promessa sospesa è tempo regalato al rischio.

Quanto è brutto quando la politica parla solo di sé stessa. Strategie, litigi per apparire a tutti i costi: alle persone non interessa un fico secco. Le persone vogliono sapere una cosa semplice: respiriamo aria pulita? beviamo acqua sicura? Io ho scelto di parlare delle cose che spesso non portano like: quelle scomode, impopolari ma decisive, come salute, ambiente, inquinamento. Perché quando l’ambiente si ammala, si ammala anche la nostra vita.

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Angelo Riccardi Palombella Rossa

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