“Olio extravergine pugliese, annata di qualità e valore record”

Un’annata caratterizzata da qualità elevata, produzione in ripresa e valori economici mai raggiunti prima. È questo il bilancio tracciato da Coldi

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Foggia è la città pugliese con la minore speranza di vita nel 2020, età media 81 anni: meno 1,7 rispetto al 2019
Disoccupazione, novembre: al 7,5 per cento. Quella giovanile al 21 per cento

Un’annata caratterizzata da qualità elevata, produzione in ripresa e valori economici mai raggiunti prima. È questo il bilancio tracciato da Coldiretti Puglia sulla campagna olearia regionale, presentato in occasione di Evolio Expo, la rassegna dedicata all’olio extravergine Made in Italy. Nonostante siccità e fenomeni climatici estremi, l’extravergine pugliese continua a rafforzare la propria presenza sui mercati nazionali e internazionali, con il valore alla produzione degli oli DOP che ha raggiunto quota 82 milioni di euro.A trainare i risultati è soprattutto l’export, con gli oli DOP Terra di Bari che segnano un incremento del 62% e si collocano al vertice della classifica nazionale delle esportazioni, secondo i dati Ismea-Qualivita. Numeri che confermano il ruolo strategico della Puglia all’interno della filiera olivicola italiana.Accanto agli aspetti economici, emerge anche il valore nutrizionale dell’olio extravergine di oliva. Pilastro della dieta mediterranea, è sempre più riconosciuto come alleato della salute cerebrale. Una revisione scientifica condotta dall’Università del Molise insieme a Harvard, pubblicata su Nutritional Neuroscience e presentata durante Evootrends al mercato di Campagna Amica al Circo Massimo, ha analizzato 32 studi evidenziando il ruolo protettivo dei polifenoli dell’extravergine. Composti come idrossitirosolo, oleuropeina e oleocantale contribuiscono a ridurre le infiammazioni cerebrali, migliorare le funzioni mitocondriali e contrastare le citochine dannose.Risultati coerenti arrivano anche dallo studio spagnolo Predimed, che in 15 anni di osservazione ha dimostrato come una dieta mediterranea arricchita con circa un litro settimanale di extravergine ad alto contenuto di polifenoli riduca del 40% il rischio di deficit cognitivi o demenza rispetto a regimi alimentari poveri di grassi.Sul piano produttivo, la Puglia conferma una centralità assoluta. L’olivo occupa oltre 370mila ettari, pari al 64% della superficie agricola utilizzata regionale, coinvolgendo 148.127 aziende. Il territorio esprime cinque oli extravergine DOP e una IGP Olio di Puglia, con un patrimonio di circa 60 milioni di ulivi che rappresentano il 32% della superficie olivetata nazionale e l’8% di quella europea. Il comparto genera una Produzione Lorda Vendibile stimata in circa un miliardo di euro.Resta però alta l’attenzione sulle distorsioni di mercato legate alle importazioni. Coldiretti e Unaprol hanno sollecitato l’istituzione di una Cabina di Regia straordinaria per rafforzare il coordinamento dei controlli. Tra le proposte figurano verifiche più stringenti nei porti e ai punti di ingresso delle merci, controlli sui residui fitosanitari e il monitoraggio dei contratti futures nelle principali Borse Merci, per prevenire frodi e speculazioni sull’origine.Nel 2025, oltre mezzo miliardo di chili di olio d’oliva è arrivato in Italia dall’estero, comprimendo i prezzi dell’extravergine nazionale e favorendo pratiche sleali. Particolarmente significativo il caso dell’olio tunisino, con arrivi aumentati del 40% nei primi dieci mesi dell’anno e un prezzo medio di circa 3,5 euro al chilo, dinamica che scarica sugli olivicoltori il peso di una concorrenza spesso al di sotto dei costi di produzione. Non sono mancati episodi di sofisticazione, come l’uso di oli di semi colorati con clorofilla e commercializzati come extravergine.Centrale, infine, il tema dell’informazione ai consumatori. È necessario chiarire che la generica dicitura “olio di oliva” indica spesso prodotti ottenuti attraverso processi industriali di deacidificazione e rettifica, trattamenti che riducono significativamente naturalità e valore nutrizionale. Criticità emergono anche sul fronte delle etichette, dove la scritta “Confezionato in Italia” risulta ben visibile mentre l’origine reale, Ue o extra Ue, compare in caratteri poco leggibili, generando confusione e penalizzando i produttori italiani. In questo quadro, le risorse recuperate dalla Pac restano decisive per sostenere gli investimenti e rafforzare la filiera olivicola nazionale.

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