Prosegue a Foggia il processo “Giù le mani” su presunti intrecci illeciti tra politica e imprenditoria a Manfredonia. In aula va avanti il filone

Prosegue a Foggia il processo “Giù le mani” su presunti intrecci illeciti tra politica e imprenditoria a Manfredonia. In aula va avanti il filone relativo a Michele Fatone detto “Racastill”, ex dipendente dell’azienda dei rifiuti “Ase”, municipalizzata del Comune, accusato di concussione, peculato, lesioni, stalking e violenza privata nei confronti di colleghi e superiori. Con lui a processo il figlio Raffaele, anch’egli dipendente (poi licenziato) dell’azienda di raccolta rifiuti, accusato di lesioni e violenza in concorso con il padre.In tribunale continuano a sfilare i lavoratori dell’azienda, oggi Carmone, dipendente Ase da 37 anni: “Fatone (all’epoca responsabile del personale, ndr) con me era molto offensivo sul lavoro. Mi diceva ‘pezzo di merda’, ‘ti faccio vedere io’, ‘mi hai stancato’. ‘Ti tolgo di qua e ti mando da qualche altra parte’. Minacciava anche altri dipendenti usando gli stessi toni. Aggredì fisicamente uno di noi, poi altri si misero in mezzo ma non ricordo il motivo dell’aggressione”.“Un altro dipendente non aveva la macchina e aveva chiesto a Fatone di poter timbrare nella vecchia sede che si trova in città e non in quella sulla strada di Foggia, ma lui lo costrinse a recarsi nella nuova sede. Qualche volta ci andò a piedi nonostante altri continuassero a timbrare nella sede precedente. Quando potevo andavo a prenderlo io per accompagnarlo”. Per l’accusa questo evidenzierebbe ancora una volta l’atteggiamento prevaricatore di Fatone in Ase nel periodo oggetto d’indagine. Alle domande della difesa, il teste ha evidenziato che rimproveri e scontri sarebbero stati tutti di natura lavorativa.Altra questione l’aggressione a Domenico Manzella, dipendente di Ase picchiato dai “Racastill”, a parere dell’accusa, per non aver cambiato il turno a Raffaele Fatone. Un episodio che Carmone ha riferito di aver appreso dai colleghi.Lo stesso Carmone avrebbe subìto aggressioni e danneggiamenti dai Fatone: “All’inizio presentai denuncia ma poi decisi di ritirarla. Fu una decisione solo mia. Poi non mi è successo più niente”.
I nomi degli imputati, le accuse principali e gli episodi contestatiIl processo “Giù le mani” nasce da cinque filoni investigativi che racchiudono 14 capi d’imputazione. Al centro dell’inchiesta di Procura di Foggia e Guardia di Finanza ci sono episodi che vanno dal 2019 al 2021. Secondo la procura, l’ex sindaco di Manfredonia Gianni Rotice, insieme al fratello Michele detto “Lino”, avrebbe chiesto a Michele Romito di sostenere al ballottaggio del 2021 la propria elezione a primo cittadino in cambio dell’interessamento per evitare lo smontaggio di una parte del ristorante “Guarda che Luna”.Romito risponde di tentata concussione, insieme all’ex assessore Angelo Salvemini, per presunte pressioni su dirigenti comunali finalizzate proprio a bloccare lo smantellamento della struttura.Altra vicenda riguarda Grazia Romito, sorella di Michele, imputata di falso per aver ottenuto, tramite un prestanome, la gestione di un’agenzia funebre nonostante un’interdittiva antimafia a suo carico. Il prestanome sarebbe Luigi Rotolo, anche lui imputato. Salvemini risponde anche di corruzione per un presunto scambio di favori con l’ex segretaria comunale Giuliana Galantino (imputata ma anche parte offesa), che avrebbe ricevuto supporto nella redazione di una nota utile a difendersi da accuse di mobbing, in cambio di una decisione favorevole all’interesse di una società legata ai Romito.Le imputazioni più numerose sono a carico dell’ex dipendente dell’azienda dei rifiuti “Ase”, municipalizzata del Comune, Michele “Racastill” Fatone, accusato di concussione, peculato, lesioni, stalking e violenza privata nei confronti di colleghi e superiori. Con lui a processo il figlio Raffaele, anch’egli dipendente (poi licenziato) dell’azienda di raccolta rifiuti, accusato di lesioni e violenza in concorso con il padre.

COMMENTI