Mentre il dibattito politico si concentra sulla riforma dei controlli per arginare la cosiddetta “paura della firma”, l’attività della Corte dei C

Mentre il dibattito politico si concentra sulla riforma dei controlli per arginare la cosiddetta “paura della firma”, l’attività della Corte dei Conti dimostra nei fatti la sua centralità.
Lungi dal paralizzare la Pubblica Amministrazione, la magistratura contabile si conferma un baluardo essenziale per la tutela dei servizi ai cittadini, agendo come un efficace strumento di recupero delle risorse sottratte alla collettività.A confermare questa “efficacia silenziosa” sono due recenti sentenze della Sezione Giurisdizionale per il Piemonte (n. 2/2026 e n. 3/2026). Grazie all’intervento della Procura regionale, lo Stato ha ottenuto il ristoro integrale di oltre 23,6 milioni di euro, derivanti da due complessi casi di malversazione di fondi pubblici.Nel primo caso, due società avevano ottenuto 12 milioni di euro dalla Banca Europea per gli Investimenti attraverso bilanci falsificati. I fondi, destinati a progetti di utilità pubblica, venivano invece distratti verso la società controllante.Nel secondo caso, 11 milioni di euro erogati dal M.I.S.E. per lo sviluppo industriale sono stati utilizzati per coprire i debiti di altre aziende del gruppo.In entrambi gli scenari, nonostante le revoche amministrative e i ruoli dell’Agenzia delle Entrate, è stato solo l’impulso della Procura contabile a sbloccare la situazione, portando alla restituzione totale delle somme.Il dato giuridico più rilevante è la cessazione della materia del contendere. Avendo i responsabili rimborsato ogni centesimo, il giudizio si è chiuso per l’ottenimento del risultato massimo. Tuttavia, i giudici hanno chiarito un punto fondamentale: il risarcimento non cancella l’illecito.La condotta antigiuridica e la colpa grave restano accertate nei fatti, confermando che l’azione della Corte non lascia zone d’ombra.
L’operato della Corte, sancito dall’Art. 100 della Costituzione, non mira a sindacare le scelte politiche, ma a garantire che il denaro pubblico sia usato con efficienza e legalità.Questi successi dimostrano che l’efficienza della PA non si ottiene tagliando i controlli, ma rafforzando quella “collaborazione vigilante” capace di recuperare risorse preziose. In un’epoca di scarsità economica, restituire 23 milioni di euro alla comunità non è solo un successo contabile, ma un atto di giustizia sociale.

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