Clementine pugliesi in crisi, Coldiretti lancia l’allarme: produzione dimezzata e prezzi troppo bassi

Bilancio amaro per la campagna delle clementine in Puglia, ormai agli sgoccioli e segnata da numeri che preoccupano l’intero comparto agricolo. La

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Bilancio amaro per la campagna delle clementine in Puglia, ormai agli sgoccioli e segnata da numeri che preoccupano l’intero comparto agricolo. La produzione, secondo le stime di Coldiretti Puglia, ha subito un crollo tra il 50 e il 60 per cento, effetto combinato della siccità prolungata e del freddo tardivo. A rendere ancora più critica la situazione sono i prezzi riconosciuti agli agricoltori, giudicati troppo bassi e spesso insufficienti a coprire i costi di produzione.Una crisi che Coldiretti definisce strutturale e che rende urgente l’attivazione di un Piano agrumicolo regionale capace di sostenere le imprese, tutelare il patrimonio produttivo pugliese e garantire continuità occupazionale in uno dei settori simbolo dell’agricoltura regionale.Produzione in caduta libera e aziende in affanno
“È un’annata complicata, dopo una lunga serie di anni da dimenticare”, spiega Alfonso Cavallo, presidente di Coldiretti Puglia. In provincia di Taranto, uno dei territori storicamente più vocati, il settore agrumicolo ha perso circa la metà della produzione, costringendo molte aziende a rigenerare gli impianti arborei. “I prezzi al momento risultano accettabili – aggiunge – ma la drastica riduzione delle quantità, causata soprattutto dalla siccità, rende il bilancio fortemente negativo”.

Nel Tarantino operano 1.041 imprese agricole impegnate nella produzione di agrumi, pari al 9 per cento dell’imprenditoria agroalimentare jonica, con una produzione complessiva di circa 1,9 milioni di quintali tra clementine, arance e mandarini. Un patrimonio che, secondo Coldiretti, va difeso con un piano straordinario di settore e con misure di sostegno al reddito, anche alla luce della crescente pressione dei mercati esteri.Foggia e gli agrumeti storici a rischio
La crisi non risparmia neppure la provincia di Foggia, dove si producono circa 103mila quintali di arance e limoni. Si tratta spesso di agrumeti storici collocati in aree fragili dal punto di vista idrogeologico, che necessitano di interventi mirati per evitare l’abbandono e il conseguente impoverimento ambientale e produttivo.“All’aumento dei costi di produzione si sommano gli effetti della concorrenza sleale”, denuncia Pietro Piccioni, direttore di Coldiretti Puglia. “Entrano sul mercato agrumi importati che non rispettano le stesse regole ambientali, sociali e sanitarie imposte ai nostri agricoltori. Servono controlli stringenti e il rispetto del principio di reciprocità”Concorrenza sleale e futuro dei giovani agricoltori
Secondo Coldiretti Puglia, quasi un prodotto alimentare su cinque importato in Italia non rispetta le normative vigenti su salute, ambiente e diritti dei lavoratori, spesso favorito da accordi preferenziali dell’Unione Europea. Una situazione che, oltre a comprimere i prezzi, mette a rischio la salute dei consumatori e il futuro delle giovani imprese agricole, in particolare nel settore ortofrutticolo, tra i più scelti dagli under 35.Per uscire dalla crisi, Coldiretti indica la strada di rapporti di filiera più equi e trasparenti: accordi che valorizzino il Made in Italy, garantiscano sostenibilità, prevedano impegni pluriennali e riconoscano agli agricoltori un prezzo equo, basato sui reali costi di produzione. Senza un intervento strutturale, avverte l’organizzazione, il rischio è quello di perdere un pezzo fondamentale dell’identità agricola pugliese.

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