UNESCO, le grotte pugliesi entrano nella storia. Manfredonia resta fuori

Mentre la Regione Puglia, con la delibera 1970/2025, apre le porte dell’UNESCO a undici comuni candidando le grotte carsiche come patrimonio dell’um

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Mentre la Regione Puglia, con la delibera 1970/2025, apre le porte dell’UNESCO a undici comuni candidando le grotte carsiche come patrimonio dell’umanità, Manfredonia resta inspiegabilmente ai margini. Un’assenza che pesa, soprattutto se si considera che proprio nel territorio sipontino si trova uno dei siti preistorici più rilevanti del Mediterraneo: le Grotte di Scaloria-Occhiopinto.

Un protocollo storico, un’assenza che fa rumore

Da Apricena a Castro, passando per numerosi comuni pugliesi, la candidatura delle grotte carsiche rappresenta un progetto di respiro internazionale, fondato sul concetto di “valore universale eccezionale”. Un riconoscimento che guarda alla storia millenaria della Puglia e alla sua centralità nella preistoria europea. In questo contesto, l’assenza di Manfredonia appare quanto meno singolare.Le Grotte di Scaloria non sono un sito qualunque. Sono un santuario neolitico, luogo rituale legato al culto dell’acqua, studiato e citato in ambito archeologico internazionale. Un patrimonio che racconta una civiltà capace di attribuire significato simbolico a ogni stillicidio, mentre oggi sembra ridursi tutto alla logica dell’evento effimero.

Tra monumenti parlanti e grotte silenziose

Il contrasto è evidente. Da un lato l’attenzione spasmodica verso iniziative tecnologiche di forte impatto mediatico, come i monumenti “parlanti”, dall’altro un silenzio assordante su una candidatura UNESCO che avrebbe potuto proiettare Manfredonia in una dimensione culturale globale. Le grotte, a differenza delle statue in piazza, non producono consenso immediato. Non votano, non si prestano a inaugurazioni rapide, non garantiscono ritorni elettorali a breve termine.Eppure proprio da questi luoghi passa una possibile svolta culturale e turistica, capace di superare la dimensione locale e di restituire centralità a un territorio spesso relegato ai margini delle grandi narrazioni pugliesi.

Stele Daune e memoria corta

Non è un caso isolato. Le Stele Daune, altro patrimonio di valore straordinario, continuano a restare confinate in un limbo fatto di celebrazioni episodiche e assenza di una strategia strutturata. Un patrimonio che potrebbe dialogare con i grandi temi dell’identità europea, ma che viene trattato come un oggetto ingombrante, buono solo per ricorrenze ufficiali.La sensazione è che a Manfredonia si preferisca il “valore locale effimero” a una visione lunga, capace di investire sulla cultura come infrastruttura permanente.

L’offerta di collaborazione ignorata

L’Archivio Storico Sipontino, custode di secoli di memoria e competenze, ha più volte manifestato la disponibilità a collaborare. Ma il timore, nemmeno troppo velato, è che il dialogo con le istituzioni si attivi solo in prossimità delle campagne elettorali, quando ogni grotta diventa improvvisamente un tesoro e ogni pietra un reperto da riscoprire.Il rischio è quello di utilizzare la storia come strumento occasionale, anziché come asse portante di una politica culturale seria.

Il rischio dell’estinzione politica

La preistoria insegna una lezione semplice: chi non si adatta, si estingue. Continuare a ignorare opportunità di respiro internazionale, preferendo il luccichio degli eventi e delle feste, significa condannare Manfredonia a una immobilità culturale che la trasforma lentamente in un fossile amministrativo.Il 2026 potrebbe essere l’anno giusto per invertire la rotta, portare finalmente luce in fondo alla grotta e smettere di confondere lo stillicidio del tempo con acqua santa. Perché, mentre altrove si costruisce futuro, a Manfredonia il tempo continua a scorrere. Inutilmente.

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