La strage invisibile dei senza dimora, 414 morti in strada in Italia nel giro di un anno

Sono 414 le persone senza dimora morte in strada in Italia nel 2025. Un numero che non racconta un’emergenza occasionale, ma una tragedia struttur

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Sono 414 le persone senza dimora morte in strada in Italia nel 2025. Un numero che non racconta un’emergenza occasionale, ma una tragedia strutturale, continua e diffusa. A certificarlo è il dossier “La strage invisibile”, realizzato dall’Osservatorio fio.PSD, che dal 2020 monitora i decessi di chi vive senza un alloggio adeguato. Un fenomeno che si mantiene stabilmente sopra le 400 vittime annue e che attraversa tutte le stagioni, non solo i mesi più freddi.Secondo i dati diffusi da Askanews, nel 2025 i decessi si sono verificati senza interruzioni durante tutto l’anno, con una media mensile compresa tra 21 e 44 morti. Nei mesi invernali e primaverili si concentra la quota più alta, 226 decessi complessivi, ma la continuità del fenomeno dimostra come la strada rappresenti un fattore di rischio costante, indipendente dalle sole emergenze climatiche.Mesi e stagioni, una continuità senza tregua
Il dossier evidenzia come gennaio sia stato il mese più drammatico con 44 morti, seguito da marzo con 41 e febbraio e aprile con 38 decessi ciascuno. Anche i mesi estivi registrano numeri elevati, mentre un lieve calo si osserva solo tra settembre e ottobre. Nel bilancio stagionale si contano 115 decessi in inverno, 111 in primavera, 99 in estate e 89 in autunno.Numeri che, secondo l’Osservatorio, confermano l’assenza di una vera “stagionalità” del rischio: vivere in strada espone a una vulnerabilità permanente.Chi muore in strada, profili e cittadinanza
Le vittime sono in larghissima maggioranza uomini, pari al 91,5 per cento. Oltre la metà, il 56,5 per cento, è di cittadinanza straniera, con una prevalenza di persone extraeuropee. Tra queste spiccano cittadini provenienti dal Marocco, 10 per cento, e dalla Tunisia, 3,5 per cento, mentre cresce la presenza di persone originarie di Paesi indo-asiatici come Bangladesh, India e Pakistan, che insieme rappresentano il 5 per cento.Gli stranieri europei sono l’11,5 per cento, in gran parte rumeni. I cittadini italiani costituiscono il 29 per cento delle vittime, una quota in aumento rispetto all’anno precedente. In un 14 per cento dei casi la cittadinanza non è stata determinata.

Età media di 46 anni, una vita drasticamente accorciata
Il report segnala decessi in tutte le fasce d’età, da pochi mesi di vita fino a oltre 90 anni. L’età media di morte è di 46,3 anni, più alta tra gli italiani, 54,5 anni, e più bassa tra gli stranieri, 42 anni. Un dato che, messo a confronto con l’età media di morte della popolazione italiana, pari a 81,9 anni, evidenzia una riduzione drammatica dell’aspettativa di vita legata alla condizione di senza dimora.Nord più colpito, ma il fenomeno riguarda tutto il Paese
Dal punto di vista geografico, oltre metà dei decessi si concentra nel Nord, con il 29 per cento nel Nord Ovest e il 19,7 per cento nel Nord Est. Il Centro registra il 26 per cento dei casi, il Sud il 17 per cento e le Isole l’8,3 per cento.A livello regionale, la Lombardia è la più colpita con 78 decessi, pari al 19 per cento del totale, seguita dal Lazio con 60, dal Veneto con 46, dalla Toscana con 34 e dalla Campania con 31. In Puglia si contano 21 morti. Il monitoraggio riguarda complessivamente 235 Comuni su tutto il territorio nazionale, a dimostrazione di una diffusione che va ben oltre le grandi città.Le grandi città e le province
Roma è la provincia con il maggior numero di decessi, 48, di cui 36 nella città. Seguono Milano con 27, Bergamo con 19, Torino con 18 e Napoli con 15. Poi ancora Treviso con 12, Venezia con 11, Verona con 11, Firenze con 10, Bologna con 9, Cagliari con 9, Foggia con 8, Salerno con 8, Caserta con 7 e Como con 7. Ma il dossier sottolinea come la maggioranza delle morti avvenga nei territori di provincia, spesso meno attrezzati sul piano dei servizi. Complessivamente, solo il 40,5 per cento dei decessi si registra nelle 14 città metropolitane.Dove e perché si muore
Nel 34 per cento dei casi i corpi vengono ritrovati in strada, parchi o aree pubbliche. Un altro 23 per cento muore in baracche, capannoni, edifici abbandonati o ripari di fortuna. Il 15 per cento dei decessi avviene per annegamento in mare, fiumi o laghi, mentre l’8 per cento riguarda persone decedute in carcere. Si registrano anche morti in stazioni, ospedali, alloggi supportati, veicoli o strutture di accoglienza notturna.Le cause principali sono legate alle condizioni di salute, con il 42 per cento dei decessi attribuiti a malori improvvisi o malattie. Il 40 per cento riguarda eventi traumatici e accidentali, come aggressioni, incidenti o suicidi. Il 7 per cento è riconducibile all’abuso di alcol o droghe, mentre il 10 per cento resta di causa sconosciuta. Tra le cause specifiche emergono malori, suicidi, annegamenti e incidenti da trasporto, in percentuali nettamente superiori rispetto alla popolazione generale.Un’emergenza strutturale, non stagionale
Nelle conclusioni, l’Osservatorio fio.PSD definisce il quadro “profondamente allarmante”. La morte delle persone senza dimora viene descritta come un fenomeno strutturale, legato alla mancanza di accesso alle cure sanitarie, all’isolamento sociale, all’insicurezza e, soprattutto, all’assenza di un alloggio dignitoso.Il dossier richiama la necessità di superare una logica esclusivamente emergenziale, puntando su politiche strutturali e continuative che garantiscano prevenzione, accesso alla salute, presa in carico integrata e soluzioni abitative stabili. Perché, come evidenziano i numeri, la strada non è solo un luogo di passaggio, ma una condizione che continua a uccidere.

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