PASSATO SOTTO SILENZIO L’ALLARME DELL’ORDINE DEI GEOLOGI: RESTA FIN TROPPO BASSA L’ATTENZIONE PER LA CRISI IDRICA

È passato quasi inosservato l’allarme sulla penuria d’acqua in Puglia lanciato, con una nota ufficiale, dal presidente dell’Ordine dei Geologi pug

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È passato quasi inosservato l’allarme sulla penuria d’acqua in Puglia lanciato, con una nota ufficiale, dal presidente dell’Ordine dei Geologi pugliesi, Giovanni Caputo. Un silenzio che sorprende, soprattutto se si considera che fino all’autunno scorso il tema della siccità era ancora al centro del dibattito pubblico regionale.«Assistiamo a temperature ancora elevate e a una piovosità scarsa, tanto da dover accelerare gli interventi di adattamento alla crisi climatica», si leggeva nella nota diffusa a fine settembre dal presidente dell’Ordine. Un richiamo chiaro e diretto, rimasto però senza l’attenzione che la gravità della situazione avrebbe richiesto.A certificare la fragilità del territorio pugliese sono, del resto, le stesse agenzie deputate alla tutela dell’ambiente e del suolo. La Puglia è infatti classificata come regione «ad alto rischio di dissesto idrogeologico», con quasi tutti i comuni caratterizzati da un «livello assai elevato di vulnerabilità a frane e alluvioni». Un quadro che conferma l’andamento crescente di questi fenomeni a livello nazionale, già evidenziato dall’ISPRA alla fine dell’estate scorsa.Il rischio, dunque, non solo resta ma tende ad amplificarsi. E paradossalmente si manifesta anche in periodi come quello attuale, segnato da piogge localmente intense, soprattutto in Terra di Bari. Precipitazioni che, anziché rappresentare una soluzione, possono trasformarsi in un ulteriore fattore di pericolo, generando frane e alluvioni su un territorio già provato.I dati dell’Osservatorio Anbi (Associazione nazionale dei consorzi per la gestione e la tutela del territorio e delle acque irrigue) restituiscono un’immagine altrettanto preoccupante: la Capitanata, cuore agricolo della Puglia, «rischia la desertificazione». Un allarme che si intreccia con quello lanciato dai geologi locali. Nei serbatoi foggiani – spiega Caputo – restano appena 58 milioni di metri cubi d’acqua e già nei primi giorni di settembre, dopo un agosto privo di piogge, si registravano condizioni di siccità estrema.«Il quadro in Puglia è drammatico: alte temperature e poche precipitazioni sono la causa principale del depauperamento delle già risicate riserve idriche», sottolinea il presidente dell’Ordine. Criticità analoghe riguardano anche la Basilicata. Secondo i dati diffusi da Anbi, in una sola settimana i bacini lucani hanno perso quasi 9 milioni di metri cubi d’acqua, con un deficit che supera i 27 milioni rispetto al 2024.Di fronte a questo scenario, l’attesa di interventi strutturali e di politiche di ampia portata per la mitigazione della crisi climatica non può tradursi in immobilismo. Al contrario, sarebbe necessario mettere in campo da subito azioni concrete per aumentare la resilienza dei territori: dall’uso più razionale dell’acqua alla manutenzione delle reti idriche, dalla riqualificazione dei sistemi di accumulo alla promozione delle energie rinnovabili per il trattamento delle acque, fino al recupero delle acque piovane e alla tempestiva segnalazione dei guasti all’Acquedotto Pugliese.In attesa dell’attivazione dei dissalatori previsti per migliorare l’approvvigionamento idrico in Puglia, Molise e Basilicata, resta dunque una domanda di fondo: perché un allarme così chiaro e documentato continua a passare sotto silenzio? La crisi idrica non è un’emergenza futura, ma una realtà già in atto, che richiede attenzione, consapevolezza e risposte immediate.

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