A volte capita che un incontro fortuito diventi un progetto capace di attraversare l’oceano. Un po’ come è successo a Francesca Madaro e Francesca

A volte capita che un incontro fortuito diventi un progetto capace di attraversare l’oceano. Un po’ come è successo a Francesca Madaro e Francesca Longo. Due giovani ragazze che, dopo anni di studio e lavoro tra Milano e Roma ma anche Spagna, Giappone e India, sono rientrate in Puglia e hanno fatto della convivialità qualcosa di veramente affascinante.
Com’è nata Supper Segreta
«Era un periodo strano. Eravamo appena tornate in Puglia, in pieno Covid, dopo aver visto il mondo e scoperto le sue tendenze più curiose. Avevamo l’esigenza, soprattutto il bisogno, di conoscere persone nuove e interfacciarci con qualcosa di diverso e stimolante», dicono. Una cercava nuove connessioni dopo una carriera tra economia, comunicazione e interior design; l’altra, cresciuta tra le attività ricettive di famiglia e gli studi su turismo e hôtellerie di lusso, voleva trasformare la sua esperienza in qualcosa di profondamente personale. Dall’incontro nasce innanzitutto una bella amicizia che porta alla creazione del loro primissimo progetto, EffeStudio, realtà di consulenza per strutture ricettive. Poi, quasi per gioco, un’idea che oggi ha il nome di Supper Segreta: una versione mediterranea del Supper Club (format già molto diffuso all’estero), reinventato però in chiave locale sulla scia del grande patrimonio pugliese tra palazzi storici, masserie e luoghi ormai identitari del tacco dello stivale.
L’idea è semplice ma al tempo stesso magnetica: cene tra perfetti sconosciuti, curate in ogni dettaglio artistico, dall’allestimento alla musica, dai piatti da assaggiare fino ai vini da bere oltre che alle produzioni di foto e video. Ma soprattutto con un tema che percorre le bellissime tavole imbandite. Ogni evento infatti segue una sensazione, uno stile preciso, spesso sostenuto da piccoli brand che scelgono Supper Segreta per raccontarsi in contesti non convenzionali.
Le regole del Supper
Nessun limite rigido: si può cenare in dieci attorno a un tavolo in una casa privata oppure in duecento sotto un soffitto affrescato di un palazzo o addirittura a ridosso di un molo, come quello di Sant’Antonio a Bari. A guidare tutto è la direzione artistica delle due fondatrici, che costruiscono esperienze su misura dello spazio e dell’atmosfera. Le tavolate arrivano a farsi spazio in cortili di antichi castelli settecenteschi, in masserie suggestive e ancora palazzi d’epoca, trulli e poi case, intime e private. La cena diventa così causa ed effetto di un’unica bellissima cosa, la connessione.
Ci si connette tra sconosciuti, tra piatti da condividere e calici con cui brindare e, alla fine, si ridà anche lustro a quei tanti bei posti che ammiriamo sempre un po’ troppo di sfuggita. Il successo in Puglia è immediato, tanto che la loro community segue ormai ogni appuntamento con entusiasmo quasi “fidelizzato”. Nel tempo arrivano anche Supper fuori regione a partire da Napoli, Milano, Roma e infine New York, dove il primo pop-up conquista un pubblico curioso di vivere la socialità all’italiana, con lentezza e bellezza. Un format che oltre alla versione classica – Hospitality Edition – presenta anche quella ancor più intima dell’Home Edition, dove i partecipanti vengono accolti in vere e proprie case private, case di gente comune.
‹‹Il cerchio›› dicono ‹‹sembra chiudersi e riaprirsi allo stesso tempo: un’idea presa dal mondo e portata nella nostra terra ora ci porta nuovamente lontano››. Intanto, dall’estero fioccano richieste: viaggiatori che programmano la vacanza in funzione di un evento Supper, turisti che scrivono settimane prima per accaparrarsi un posto a tavola. C’è chi non si perde mai una data in programma aggiornandosi continuamente attraverso la piccola community che vive tra canali whatsapp, social ma anche tramite le location partner degli eventi. In un’epoca in cui si parla tanto di connessioni, Supper Segreta dimostra che, a volte, basta una bella tavola in uno spazio dal fascino spontaneo per far nascere qualcosa di autentico.




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