In Puglia è crisi del commercio: negozi chiusi, Pesa il caro-affitti. Ma ci sono settori che crescono

La lunga crisi del commercio tradizionale è fotografata dai numeri. In Italia, negli ultimi dodici anni, hanno abbassato in via definitiva le sara

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15 nov 2025

La lunga crisi del commercio tradizionale è fotografata dai numeri. In Italia, negli ultimi dodici anni, hanno abbassato in via definitiva le saracinesche 140 mila negozi, compresi gli ambulanti, e restano sfitti 105 mila locali, un quarto dei quali inutilizzati da più di un anno. La Puglia non sfugge al fenomeno della desertificazione. Sono sfitti 7.176 locali, pari al 13 per cento del totale, e, nel 2024, ogni giorno hanno cessato l’attività 14 commercianti. Bari è la quarta città in Italia ad aver perso più negozi negli ultimi cinque anni.

Il quadro completo della situazione la traccia l’ufficio studi di Confcommercio alla vigilia dell’iniziativa «inCittà – Spazi che cambiano, economie urbane che crescono» in programma a Bologna il 20 e 21 novembre a Palazzo Re Enzo. Ma perché i titolari di locali adibiti ad attività commerciali non li riaffittano? «In alcune zone – spiega Vito D’Ingeo, presidente di Confcommercio Puglia – i proprietari preferiscono mantenere canoni molto elevati, non più sostenibili per le piccole imprese. Il risultato è che il locale resta sfitto per periodi prolungati. Molti necessitano di interventi importanti per essere messi a norma (impianti, agibilità, accessibilità, efficienza energetica) e non tutti i proprietari sono disposti a sostenere queste spese. In zone meno frequentate o periferiche, ridotta vitalità urbana e bassa redditività portano i proprietari a non investire nel tentativo di riaffittare, lasciando i locali chiusi».Su questo tema Carlo Sangalli, presidente nazionale di Confcommercio, sollecita la collaborazione «delle controparti e degli enti locali. Il progetto Cities ha proprio l’obiettivo di contrastare il fenomeno della desertificazione commerciale promuovendo progetti per rigenerare le aree in declino, favorire un uso equilibrato dello spazio urbano e valorizzare il ruolo delle economie di prossimità».Tra i Comuni pugliesi a più alta densità commerciale rispetto al numero di abitanti ci sono, tra i primi dieci, Andria, che in 12 anni ha comunque perso il 3,3 per cento, e Lecce più povera del 2,1. «Particolarmente significativa – conclude D’Ingeo – è l’attenzione al tema della desertificazione commerciale. Non si tratta più soltanto di una questione economica, ma di un problema urbanistico e sociale: la chiusura dei negozi riduce sicurezza, vivibilità e attrattività dei centri urbani. L’idea di strumenti nazionali condivisi – dalle politiche fiscali ai supporti per il ricambio generazionale – va nella direzione di politiche strutturate e non emergenziali».Non tutti i settori merceologici sono stati colpiti in ugual misura dalla crisi. I supermercati e i discount hanno registrato aumenti rispettivamente +25,8 per cento e +69,4, mentre le piccole superfici hanno subito una contrazione (-0,4). Un’altra eccezione è rappresentata dalle farmacie, cresciute del 16,9 per cento. Crescono anche i negozi di computer e telefonia (+4,9), sostenuti dalla crescente domanda di beni e servizi tecnologici. Il commercio online ha triplicato le vendite (+194,9) contribuendo a dare un colpo da knock out al negozio di vicinato. Secondo gli esperti di settore lo shopping online, la minore capacità d’acquisto delle famiglie, la crisi economica sono tra le cause principali delle difficoltà del commercio tradizionale.

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