La direttrice generale di Aqp: «Dighe e invasi sotto i livelli standard, è vera emergenza». «Le disponibilità idriche, anche per l’utilizzo pot

La direttrice generale di Aqp: «Dighe e invasi sotto i livelli standard, è vera emergenza».
«Le disponibilità idriche, anche per l’utilizzo potabile, si riducono sensibilmente quindi bisogna gestire bene le scorte. Siamo al di sotto dei livelli standard e per ritornare alla situazione di due anni fa dovrebbe piovere, nell’area in cui sono localizzati gli invasi, almeno per due mesi di fila. In assenza di precipitazioni ci sarebbero altri due step: una ulteriore riduzione della pressione e, infine, l’introduzione della turnazione (chiusura dell’acqua in orari stabiliti, ndr)». Francesca Portincasa, direttore generale di Acquedotto Pugliese, ha il quadro completo dell’emergenza idrica che si è abbattuta nelle regioni del Sud. E come tale, anche in seguito alle riunioni della cabina di regia regionale che governa il settore, è chiamata a gestire i piani d’intervento. Sapendo che la priorità è per l’uso potabile e che a febbraio prossimo si dovranno tirare le somme della ripartizione 2026.
Portincasa, già lo scorso anno i modelli meteorologici portavano allo svuotamento degli invasi. Che situazione c’è alla vigilia dell’inverno?
«Purtroppo quelle profezie si sono avverate e le riserve si riducono. Prendiamo il caso della diga del Sinni: la soglia d’allarme è a 40 milioni di metri cubi (su una capienza teorica di oltre 300 milioni) e attualmente ne abbiamo a disposizione 38 milioni. Basta questo dato per capire il grado di attenzione».
Ma a novembre la pioggia dovrebbe arrivare.
«Guardi, le previsioni parlano di precipitazioni in linea con le medie stagionali e questo potrà solo ritardare il periodo di allarme rosso. Il problema è ricostituire i livelli di due anni fa».
Quanto dovrebbe piovere per tornare a sorridere?
«Almeno due mesi di precipitazioni lente e capillari. Ma è chiaro che è necessaria una condizione ben precisa».
Ovvero.
«Le piogge devono interessare l’area delle dighe, soprattutto della Basilicata e a confine con Puglia e Molise. Gli eventi meteorologici si stanno verificando sempre più sulle aree costiere e meno nell’entroterra».
E sorgenti?
«Anche qui il quadro è complicato. C’è una portata del 26 per cento in meno rispetto a quella standard per Caposele e Cassano Irpino. Ma anche altre fonti, in Irpinia, Basilicata e Molise, risentono del calo della risorsa. Pensi che in Lucania, nelle città, sono partiti con la
turnazione dell’erogazione di acqua potabile».
Se da un lato l’uso domestico è priorità, dall’altro anche l’agricoltura non ne può fare a meno. Qual è il piano d’intervento?
«Abbiamo attivato tutti i pozzi nella disponibilità della Regione e altri potranno essere
usati quando sarà necessario attingendo dall’agricolo. Poi nelle dighe potremmo impiegare le zattere per individuare altri punti di pescaggio dal fondale. Infine c’è l’interconnessione con la diga di San Giubano anche se i livelli non sono molto alti».
Quando sarà fatto il punto della situazione?
«La cabina di regia regionale si riunisce ogni settimana. Anche grazie a interventi mirati dall’inizio dell’anno abbiamo generato “risparmi” pari a 20 milioni di metri cubi. È un quantitativo che rifornisce tutta la Puglia per una settimana e una provincia per un mese. Bisogna fare tesoro di ogni goccia: non irrighiamo il prato di casa con l’acqua potabile».
E la risorsa recuperabile dalla depurazione per l’agricoltura?
«Ci sono otto impianti in funzione (Gallipoli, Ostuni, Acquaviva delle Fonti, Corsario, Castellana Grotte, Fasano-Forcatelle, San Pancrazio Salentino e San Severo) e 39 configurati con stazioni di affinamento per un potenziale di 70 milioni di metri cubi d’acqua all’anno. Entro il 2028 i depuratori adeguati al riuso saranno 76 per una capacità di erica 131 milioni di metri cubi. L’intera agricoltura? In Puglia il fabbisogno è di 800 milioni di metri cubi all’anno».
E per il potabile?
«Chiudiamo, in dodici mesi, a 470 milioni di metri cubi».
corrieredelmezzogiorno


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