Incendi, 2025 da bollino rosso per le foreste italiane: quasi 5mila ettari in fumo nel Foggiano

Il 2025 è un anno da bollino rosso per le foreste italiane, messe sotto scacco dall’impennata degli incendi e dall’accelerata della crisi climatic

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Oasi Lago Salso, immagine del 26 luglio 2025-2

Il 2025 è un anno da bollino rosso per le foreste italiane, messe sotto scacco dall’impennata degli incendi e dall’accelerata della crisi climatica. I dati raccolti da Legambiente nel suo nuovo report, e presentati oggi a Roma all’VIII Forum Foreste, restituiscono un quadro poco felice: nella Penisola, incrociando i dati Effis da satellite Sentinel 2 che tengono conto anche degli incendi sotto gli 30 ettari, da inizio anno al 15 ottobre sono bruciati ben 94.070 ettari di territorio, pari a 132 mila campi da calcio, quasi il doppio rispetto agli ettari andati in fumo nel 2024 ossia 50.525 ha.Il Sud Italia si conferma l’area più colpita dalle fiamme: maglia nera alla Sicilia, con 49.064 ettari bruciati in 606 incendi; seguita da Calabria, con 16.521 ettari in 559 eventi, Puglia con 8.009 ettari in 114 eventi, Campania con 6.129 ettari in 185 eventi, Basilicata con 4.594 ettari in 62 eventi. Ci sono poi il Lazio con 4.393 ettari in 133 eventi e Sardegna con 3.752 ettari in 57 eventi. A livello provinciale, le province più colpite, sono quelle siciliane di Agrigento (17.481 ha brucati), Caltanissetta (11.592 ha), Trapani (7.148 ha), seguite da Cosenza (6.720 ha) e Foggia (4.9739 ha).Il devastante incendio dello scorso luglio proietta San Giovanni Rotondo ai primi posti nella graduatoria dei comuni con almeno 500 ettari di vegetazione andati in fumo. Ben 1940 gli ettari bruciati nella città di San Pio, la più colpita dell’intera Puglia, nonché la quinta in assoluto a livello nazionale. Sono ancora vive le immagini del rogo che ha distrutto l’Oasi Lago Salso (Ph. Matteo Nuzziello), in agro di Manfredonia, dove in totale sono andati distrutti 1230 ettari.Tra i comuni colpiti secondo i dati Effis, c’è anche quello di Candela, con 500 ettari. All’impennata degli incendi, si affianca l’accelerata della crisi climatica che contribuisce a rendere le foreste più fragili e vulnerabili con eventi meteo estremi sempre più intensi, ondate di siccità, e un’estate 2025 che per l’Italia, secondo Copernicus, è stata la quinta più calda registrata dal 1950 ed è stata segnata da un’anomalia termica di +1,62°C.Preoccupa anche la proliferazione del bostrico, un piccolo coleottero che negli ultimi anni è uno dei principali responsabili dei gravi danni alle foreste alpine già devastate dalla tempesta Vaia e causando il disseccamento e la morte di molti abeti rossi. Ingenti anche i danni economici. In Trentino, ad esempio, i danni attribuibili al bostrico nel periodo 2019-1°giugno 2024 sono ammontati a circa 2,7 milioni di metri cubi di legname (Fonte Provincia di Trento). L’altro alert è che l’Italia sta così perdendo, a causa di incendi, crisi climatica e insetti parassiti, dei preziosi alleati nella mitigazione dei cambiamenti climatici essendo le foreste pozzi naturali di assorbimento e stoccaggio di anidride carbonica (CO2). Quelle italiane riescono ad accumulare ben 1,24 Gt miliardi di tonnellate di carbonio organico, ma per adempiere a questa funzione devono rimanere efficienti e in buona salute.Dall’VIII Forum Foreste Legambiente chiede al Governo Meloni più azioni concrete per colmare i ritardi e raggiungere gli obiettivi europei 2030 su foreste, clima e biodiversità. Dieci le proposte che avanza e basate su tre caposaldi: 1) la lotta alla crisi climatica; 2) il contrasto e la prevenzione agli incendi attraverso una governance dei rischi appropriata, un’adeguata gestione e attività di pianificazione del paesaggio forestale; 3) la piena applicazione della Strategia Nazionale sulla Gestione Forestale. In particolare, è necessario da un lato tutelare di più foreste e biodiversità, istituire nuove aree protette e creare più foreste urbane, prevedere un sistema di prevenzione multirischio, migliorare la pianificazione forestale, ma anche la conoscenza e il monitoraggio degli ecosistemi forestali creando la Lista rossa delle specie forestali a rischio, Piani d’Azione per la tutela delle specie forestali e Piani di gestione per le specie a rischio, che ad oggi ancora mancano. Dall’altra parte occorre promuovere il Made in Italy anche nel settore forestale per garantire un migliore utilizzo delle risorse locali e più qualità nell’approvvigionamento delle filiere forestali (wood security), valorizzare il riuso dei materiali e la sostituzione di quelli tradizionali e più inquinanti con materiale rinnovabile, contrastare il commercio illegale e la deforestazione.“Il settore forestale – commenta Stefano Ciafani, presidente nazionale di Legambiente – è fondamentale per la transizione ecologica e la crescita della bioeconomia circolare, perché le foreste forniscono materia prima rinnovabile e offrono opportunità di sviluppo per i bio-prodotti più adatti a ridurre la dipendenza dai materiali e combustibili di origine fossile. L’Italia, paese ricco di foreste, deve recuperare i troppi ritardi accumulati sino ad oggi. Per fare ciò, serve una maggiore coerenza e integrazione tra le politiche nazionali, regionali con le strategie comunitarie e globali; ma anche un cambio di passo delle Regioni nell’attuazione delle politiche territoriali, e per questa ragione nei primi mesi del 2026 organizzeremo Foreste in Tour con una serie di tappe organizzate in alcune Regioni. Inoltre, occorre destinare risorse ordinarie adeguate al settore forestale, includendo anche per la messa a dimora di alberi in aree urbane, e prevedere agevolazioni per imprese che investono in green jobs”. “I ritardi nella gestione forestale sostenibile – aggiunge Antonio Nicoletti, responsabile nazionale aree protette di Legambiente – la mancata pianificazione e lo scarso livello di certificazione, l’illegalità riscontrata nella filiera legno-energia e la dipendenza dall’estero per l’approvvigionamento che rischia di aggravare la deforestazione globale, rappresentano per l’Italia un ostacolo significativo al raggiungimento degli obiettivi 2030 su clima e biodiversità e all’efficace contrasto della deforestazione mondiale. L’Italia può raggiungere i target 2030 previsti, solo se farà crescere la quantità di boschi con popolamenti maturi e senescenti (foreste primarie o vetuste), se tutelerà il 30% del territorio e se destinerà a riserva integrale il 10% delle foreste per realizzare hot-spot di biodiversità forestale. È, inoltre, importare che il nostro Paese applichi, senza ulteriori rinvii, il regolamento europeo EUDR e utilizzi con intelligenza le opportunità della legge europea sul ripristino della natura. Un appello che lanciamo anche in vista della trentesima edizione della Festa dell’Albero, che il 21 novembre vedrà migliaia di cittadini e volontari di Legambiente mettere a dimora alberi per lanciare un messaggio di speranza e futuro”.

 

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