HALLOWEEN E LA MEMORIA PERDUTA: UN PENSIERO AL GARGANO E ALLA “CALZA DEI MORTI”

Tra zucche, scheletri e pipistrelli, Halloween è ormai divenuta l’ennesima festa senz’anima, svuotata di senso e trasformata in un fenomeno commer

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Tra zucche, scheletri e pipistrelli, Halloween è ormai divenuta l’ennesima festa senz’anima, svuotata di senso e trasformata in un fenomeno commerciale. Eppure, dietro le luci e i travestimenti, restano zone d’ombra: rituali crudeli, superstizioni e abusi che ogni anno impegnano associazioni e autorità nel tentativo di arginare pratiche inquietanti.

In Italia — e non solo — si moltiplicano gli appelli di associazioni e amministrazioni, impegnate a contrastare gli eccessi di questi giorni, spesso legati a rituali inquietanti o gesti di crudeltà verso gli animali. È il lato oscuro di una ricorrenza che, più che un momento di divertimento, rischia di diventare l’ennesimo cortocircuito contemporaneo.Forse, più che rincorrere mode importate, dovremmo guardare ai nostri paesi del Gargano, dove, per fortuna,  resiste ancora la tradizione autentica della “calza dei morti”: un piccolo dono preparato con affetto per ricordare chi non c’è più, un gesto semplice che unisce generazioni e tiene viva la memoria.Nel Gargano, tra borghi e campagne, la notte tra l’1 e il 2 novembre è ancora carica di magia: si attende il ritorno delle anime care, che visitano le case e lasciano nella calza dei bambini doni dolci o, se si è stati monelli, cenere e carbone. Da Monte Sant’Angelo a S. Marco in Lamis, Peschici, Vico, da Vieste a San Giovanni Rotondo — sopravvive, anche se a fatica, la tradizione antica e genuina della “calza” – magari fatta dalla nonna – resiste come ponte tra generazioni.Conservare questa usanza significa fare memoria – non solo dei morti, ma anche del senso di comunità, del legame familiare e del rispetto per il tempo che passa.Un rito semplice ma denso di significato, che insegna il valore del ricordo, della famiglia e del legame con chi non c’è più.Dovremmo tornare a guardare lì con più attenzione: attendere la “calza” che celebra la vita attraverso l’affetto e la tradizione, piuttosto che perdersi in una festa di plastica, paura e maschere senz’anima.

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