Manfredonia, riapre il mercato ittico ma il settore resta in crisi: “Serve una svolta imprenditoriale per valorizzare il pescato”

145 motopesca per la pesca a strascico, 45 barche da posta: sono i numeri che cristallizzano la situazione della flotta peschereccia nel golfo adr

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Il mercato ittico di Manfredonia può tornare in funzione: lo gestirà una  cooperativa locale di produttori

145 motopesca per la pesca a strascico, 45 barche da posta: sono i numeri che cristallizzano la situazione della flotta peschereccia nel golfo adriatico di stanza nel porto di Manfredonia. “Numeri ai quali bisogna togliere almeno un’altra decina di pescherecci in disarmo o agli ormeggi per mancanza di personale” aggiorna Matteo Olivieri, presidente della cooperativa che ha preso in gestione il mercato ittico, riattivandone la funzionalità e la negoziazione del pescato conferito dai produttori, con il ripristino dell’asta a terraLa riapertura del mercato ittico, dopo una lunga chiusura a causa della mancanza di conferimento del pescato da parte dei produttori, vuole rappresentare il fiducioso rilancio di un settore storicamente pilastro fondamentale dell’economia manfredoniana che ha subito, da almeno un ventennio a questa parte, un progressivo arretramento del suo potenziale che aveva raggiunto le circa cinquecento unità. Con conseguenziali ricadute sulla città. E le prospettive sono ancor più penalizzanti.Un crollo sostanziale dovuto a cause molteplici che hanno inciso sulla gestione delle imprese di pesca. In primo luogo i regolamenti fortemente restrittivi e condizionanti emanati della Unione Europea e mirati alla tutela del patrimonio ittico e alla salvaguardia ambientale. Sotto accusa la pesca a strascico, una tecnica che consiste nel trascinare una grande rete, tenuta aperta da due attrezzi detti divergenti, sul fondale marino. Il Piano d’Azione emanato dalla UE con l’obiettivo di rendere la pesca più sostenibile, prevede la progressiva riduzione di quella pratica, del 30 per cento entro il 2027 e uno stop totale entro il 2030. Anche la misura minima delle maglie delle reti da pesca è stata ridotta. Introdotto il fermo pesca: quello di quest’anno è appena terminato. Ridotte altresì le giornate di uscita in mare per le battute di pesca: solo tre giorni alla settimana con modalità fortemente condizionanti controllate con avanzate apparecchiature elettroniche. Per i trasgressori sono previste multe pesanti.Una attività che ha subito sostanziali ridimensionamenti. Che si ripercuotono sul piano sociale ed economico. Un settore che è rimasto al primordiale atto di gettare le reti in mare e raccogliere i pesci. Nessun adeguamento alle opportunità offerte dal mercato sempre più esigente, di valorizzare i prodotti ittici. Persino l’asta elettronica istallata al mercato ittico è stata ricusata a beneficio della “tradizionale” asta a terra. Pe fortuna il mare del golfo è pieno di pesci la gran parte dei quali viene esportata con i furgoni frigoriferi che ogni notte partono da Manfredonia per raggiungere i grandi mercati del nord. I prodotti ittici “Brend” Manfredonia, sono molto apprezzati e richiesti. Su questa scia è inserito l’allevamento di pesce preso ad esempio addirittura in Perù. A Manfredonia rimane il pescato delle barche da posta. I prodotti ittici una grande risorsa utilizzata solo in minima parte.La questione è all’attenzione delle autorità comunali. L’assessore alle attività produttive, Matteo Gentile, attraverso lo sportello comunale “Fare impresa”, ha avviato una serie di incontri con i rappresentanti di categoria per cercare di introdurre supporti che incentivino il settore nelle sue diverse scansioni. In mare come a terra. Gentile ha parlato di introdurre la “pesca turismo”, vale a dire barche che fanno pesca dimostrativa per i turisti a bordo; e di cucinare sulla banchina il pesce appena sbarcato. Possono essere una attrazione interessante di contorno, ma che non incidono sui problemi di fondo come la trasformazione del prodotto ittico che comporta impianti strutturati con impiego di manodopera. Qualche decennio fa c’è stata una iniziativa industriale che lavorava alici in scatola con impiego di personale anche oltre le duecento unità. Attualmente nel settore ittico-conserviero è operante sui mercati nazionali e internazionali con lusinghiero successo, una azienda locale. Le opportunità offerte dal settore sono tante e diversificate. Fino ad ora è mancata una certa capacità imprenditoriale che utilizzasse una straordinaria “materia prima” made in casa, un vulnus che, mutatis mutandis, pare alquanto diffuso. E allora non c’è da meravigliarsi se la situazione, anche del generoso settore pesca, è quella che è. Che sia arrivato il momento, ancora una volta dal mare, di una inversione di tendenza?

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