Quei 23 giorni di terrore nazista del settembre 1943

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«Un bambino di tre anni, colpito alla testa, muore; un giovanetto di 13 è ferito ad un piede. Un soldato tedesco, ferito gravemente all’addome da un proiettile partito non si sa da dove, muore nella notte». Non è un frammento di una sceneggiatura da film, o il racconto di un episodio occorso in una qualche città alle prese con l’occupazione tedesca. E’ accaduto a Manfredonia, è il racconto reale e autorevole lasciato dall’arcivescovo metropolita di Manfredonia Andrea Cesarano (1931-1969). Più che una narrazione, una cronaca palpitante e puntuale dei 23 giorni di settembre 1943 nei quali la città subì l’occupazione dei nazisti ormai in fuga dopo l’armistizio con gli Alleati angloamericani firmato l’otto settembre.
Ventitré giorni di occupazione delle truppe tedesche in cui è successo di tutto ma forse non di peggio, grazie all’accorata, paterna, coraggiosa opera dell’arcivescovo Cesarano che ha avuto l’illuminazione di annotare tutto quanto si andava svolgendo in quel tremendo periodo. Anche questa attenzione per la testimonianza, è da ascrivere alle tantissime e straordinarie benemerenze di quel saggio Pastore sipontino. Senza quella vibrante testimonianza, un promemoria minuto per minuto, la storia di Manfredonia sarebbe monca di un tassello fondamentale.
Il racconto di quei giorni convulsi e drammatici, Andrea Cesarano lo ha raccolto nel volume “Dal mio diario personale” edito nel 2011 dalla “Edizioni Sud”, un’altra pregevole iniziativa editoriale fondata e diretta da Franco Mastroluca, che tra il 2003 e 2014 ha dato vita alla rivista “Sudest quaderni” e ad oltre 50 pubblicazioni che trattano di politica, cultura e attualità. Un prezioso archivio di vita non solo manfredoniana.
Il diario dell’arcivescovo Cesarano è aggiornato ad horas con descrizioni da cinepresa tanto sono realistici. Qualche stralcio: mitragliamenti tedeschi a bassissima quota della città e specialmente sul porto. Occupazione militare della città. Un soldato italiano colpito alla testa (morirà qualche giorno dopo). Arrivo piroscafo con 120 profughi da Sebenico. Il tentativo da parte di due soldati tedeschi di trascinarsi due giovinette. Vari furti di soldati tedeschi in magazzini e case private. Falso allarme per la notizia di voler far saltare le due braccia del porto già minato con alto potenziale di dinamite. Soccorsi parecchi militari minacciati di fucilazione a ricoverarsi sul Gargano. Le incursioni inglesi e americane sulle postazioni tedesche. Il saccheggiare dei viveri dai depositi del Consorzio che i tedeschi volevano far saltare per non farli finire, dopo averli saccheggiati in piena regola, nelle mani degli angloamericani: l’accorata mediazione di Cesarano evita un disastro.
La situazione precipita sempre più concitata. Incalzano incendi, saccheggi, sparatorie. Una folla immensa depreda i magazzini lasciati aperti dai tedeschi. Ai locali si aggiungono centinaia di montanari, mattinatesi e abitanti nelle campagne vicine. Quattro manfredoniani arrestati e destinati alla fucilazione salvati dall’energico intervento di Cesarano che si offrì in loro vece. La distruzione del castello fissata per il 25 settembre. Alle 13 fu emesso un bando che avvertiva la popolazione dello scoppio del castello alle 15. Puntuale ci fu una detonazione formidabile dalla quale si salvarono le torri e il bastione interno. Divampa e si propaga l’incendio. L’arcivescovo dispone il trasporto dell’icona della Madonna di Siponto in luogo sicuro. I tedeschi sono pronti a far saltare i depositi del Consorzio agrario ma scappano via a seguito di una provvidenziale incursione inglese. Sono salvi migliaia e migliaia di quintali di grano, farina, avena, orzo, granoturco e 400 quintali di lana e gran quantità di nafta.
A fronte della richiesta di una automobile, i tedeschi minacciarono di prendere dieci persone in ostaggio e rigorose rappresaglie contro la città. Ci fu una spasmodica ricerca di una automobile che venne trovata ma senza ruote che furono recuperate da Cesarano a Macchia dove si recò in calesse. Automobile che non servì perché i tedeschi scapparono in tutta fretta incalzati dagli angloamericani che arrivarono alle 10 del 28 settembre preceduti da due carrarmati accolti dall’entusiasmo della folla. L’incubo è finito.
Una pagina di storia terribile, un mese di gravi sofferenze e paure sulle quali si erge chiara e possente la figura prodigiosa, sulla scia del suo predecessore Lorenzo Maiorano nei confronti del barbaro Totila, dell’arcivescovo metropolita Andrea Cesarano per trentotto anni alla guida di una diocesi, una città dai mille problemi. Di quegli eventi miracolosamente limitati al minimo danno, Manfredonia non ha reso una testimonianza che rendesse verità e onore a quel periodo tormentato.
Michele Apollonio

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