Uno studente su 8 non ha cittadinanza italiana, all’università solo 3,9% di origine straniera

Nell'anno scolastico appena concluso, circa uno studente su 8 (il 12,2%) non aveva la cittadinanza italiana, il quadruplo rispetto a 20 anni fa.Ma

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Uno studente su 8 non ha cittadinanza italiana - RIPRODUZIONE RISERVATA

Nell’anno scolastico appena concluso, circa uno studente su 8 (il 12,2%) non aveva la cittadinanza italiana, il quadruplo rispetto a 20 anni fa.Ma secondo gli ultimi dati disponibili, più di 3 su 5 di loro (il 65,4%) sono nati in Italia. E’ quanto emerge dal report “Chiamami col mio nome. Un’indagine sugli studenti con background migratorio nelle scuole italiane”, diffuso oggi da Save the Children.La Lombardia, con più di 231 mila alunni – un quarto del totale – è la regione che registra la maggiore presenza, seguita da Emilia-Romagna e Veneto. Dal punto di vista dell’incidenza percentuale sulla popolazione studentesca totale, la prima regione è l’Emilia-Romagna (18,4%), seguita da Lombardia (17,1%), Liguria (15,8%), Veneto (15,2%) e Toscana (15,1%), in coda – con meno del 4% di alunni senza cittadinanza italiana sul totale degli alunni – Molise, Puglia, Campania e Sardegna.Inoltre, “gli studenti con background migratorio ottengono punteggi più bassi degli studenti di origine italiana alle prove Invalsi di italiano e matematica, ma più alti in inglese – si legge nel rapporto – Mentre tra gli studenti con background migratorio di prima generazione la dispersione implicita raggiunge il 22,5%, molto distante rispetto all’11,6% dei coetanei di origine italiana, il dato migliora notevolmente tra gli studenti di seconda generazione (10,4%). Tuttavia, tra gli studenti senza cittadinanza più di un quarto non completa il percorso di istruzione secondaria di II grado”.
    Dal rapporto emerge che gli studenti con background migratorio evidenziano anche tassi più elevati di ritardo scolastico: il 26,4% contro il 7,9% dei loro coetanei di origine italiana. Tra quelli di prima generazione, più di 1 su 6 (17,8%) ha ripetuto l’anno scolastico una volta, cosa che si verifica per poco più di 1 su 10 (11,5%) tra gli alunni di seconda generazione e che interessa solo il 4,6% degli italiani. “A oggi l’Italia è tra i Paesi Ocse in cui gli studenti con background migratorio mostrano aspettative significativamente più basse (-12 punti percentuali) rispetto ai coetanei autoctoni riguardo all’iscrizione all’università e al completamento degli studi: soltanto il 3,9% degli studenti iscritti all’università è di origine straniera, con Lombardia, Lazio e Piemonte dove si concentra quasi la metà degli iscritti (poco più di 35 mila)”. A incidere: “la condizione economica e l’orientamento”.Secondo l’analisi, inoltre, questo avviene anche per le scelte scolastiche alle scuole superiori: “molti studenti con background migratorio privilegiano percorsi formativi che garantiscono un accesso più rapido al mercato del lavoro, come gli istituti professionali o tecnici”.Ma la povertà non è l’unico fattore, spiegano, ci sono infatti anche possibili pregiudizi negativi che orientano gli studenti. “Secondo i dati Istat – si legge nel report – prendendo in considerazione i minori in una condizione economica che definiscono buona, solo il 35,4% di quelli di prima generazione intende iscriversi al liceo, 43,7% per gli studenti di seconda generazione. Anche tra gli studenti che si definiscono ‘molto bravi a scuola’, solo il 60,6% tra quelli di seconda generazione e il 47,8% tra quelli di prima pensa di iscriversi al liceo, contro il 70% degli studenti senza background migratorio”.
Inoltre, “il 53,7% degli alunni di origine italiana sceglie il liceo con una differenza di circa venti punti percentuali rispetto agli studenti con background migratorio”.Per quanto riguarda “gli studenti con background migratorio di prima generazione che vivono in condizioni socioeconomiche svantaggiate, e che hanno mostrato livelli di apprendimento elevati alla fine delle scuole medie nell’anno scolastico 2021/22, poco meno di 1 su 2 (il 48,7%) si è poi iscritto al liceo l’anno successivo, il 52,7% tra gli studenti di seconda generazione e al 60,7% tra gli alunni senza background migratorio”. 

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