Il Regolamento CLP dell’Unione Europea ha deciso di vietare due ingredienti presenti nei prodotti cosmetici, inclusi quelli per unghie come gel e

Il Regolamento CLP dell’Unione Europea ha deciso di vietare due ingredienti presenti nei prodotti cosmetici, inclusi quelli per unghie come gel e semipermanenti, ritenuti rischiosi per la salute
Lucentezza impeccabile, durata estrema, colori perfetti: lo smalto semipermanente ha conquistato milioni di mani. Ma dal 1° settembre fare la manicure non sarà più la stessa cosa. Il Regolamento CLP (Classification, Labelling and Packaging 1272/2008) dell’Unione Europea ha deciso di vietare due ingredienti presenti nei prodotti cosmetici, inclusi quelli per unghie come gel e semipermanenti, ritenuti rischiosi per la salute. I due ingredienti messi al bando sono: il TPO (Trimethylbenzoyl Diphenylphosphine Oxide) e la DMTA (Dimethyltolylamine). La decisione arriva dopo la classificazione di queste sostanze come tossiche per la riproduzione, segnando un passo importante verso una maggiore tutela della salute di consumatrici e professioniste del settore. Una scelta che cambia le regole del gioco per saloni, estetiste e consumatrici, aprendo la strada a formule più sicure e trasparenti.
Perché vengono vietati
Il TPO è un fotoiniziatore, indispensabile nei gel per consentire la polimerizzazione sotto lampada UV/LED; la DMTA, invece, è un condizionante che migliora adesione e resistenza di primer, basi e top coat. Due componenti chiave, dunque, che hanno reso per anni i prodotti più performanti, ma l’Unione Europea li ha inseriti nell’elenco delle sostanze cancerogene, mutagene o tossiche per la riproduzione. Il TPO è stato associato a possibili alterazioni del DNA e a effetti negativi sulla fertilità, mentre la DMTA, appartenente alla famiglia delle amine aromatiche, può agire sul sistema endocrino e disturbare l’equilibrio ormonale, con conseguenze sul ciclo riproduttivo maschile e femminile. Le categorie più esposte risultano le operatrici che manipolano questi prodotti quotidianamente, con rischi legati all’inalazione e al contatto diretto. Per le clienti, l’esposizione resta più limitata, ma non priva di attenzioni: fondamentale che la polimerizzazione avvenga con lampade sicure e tempi corretti.
Il nuovo scenario per saloni e consumatrici
«La normativa non lascia spazio a eccezioni: i prodotti contenenti TPO e DMTA non potranno più essere venduti né utilizzati, nemmeno se già presenti sugli scaffali o aperti nei saloni», dice Daniela Pianese, onicotecnica e titolare del salone “A Casa della Dani”. «Una stretta che obbliga il settore a riformulare le proprie linee, puntando su alternative più sicure e trasparenti. Per la consumatrice diventa fondamentale leggere l’INCI, la lista degli ingredienti, e assicurarsi che non compaia la sigla TPO, orientandosi così verso smalti indicati come TPO-free. Le prestazioni restano eccellenti grazie all’impiego di fotoiniziatori alternativi, a patto che i prodotti siano formulati con cura e polimerizzati correttamente. Nel mio salone utilizzo i prodotti TPO-free già da anni. È importante che i titolari di saloni richiedano le certificazioni alle aziende produttrici. Già oggi molte aziende comunicano in etichetta formule “TPO-free” oppure le diciture “5-free”, “7-free” o “10-free”, a indicare l’assenza di ingredienti controversi come formaldeide, toluene o ftalati».
Come orientarsi nella scelta
Orientarsi nella scelta dei prodotti per la manicure richiede oggi una maggiore consapevolezza. Gli esperti suggeriscono di prestare innanzitutto attenzione all’INCI, la lista degli ingredienti: consultarla diventa fondamentale soprattutto per gli acquisti online, dove il contatto diretto con il prodotto non è possibile. Non basta però leggere i nomi: è importante sapere che etichette come “5-free” o “10-free” indicano assenze di ingredienti potenzialmente dannosi, ma non sono uniformemente regolamentate e possono far nascere false rassicurazioni. Ancora più utile è rivolgersi a marchi che hanno colto lo spirito della normativa europea in anticipo, investendo nella riformulazione delle linee già prima del divieto. Diverse aziende hanno iniziato da tempo a sostituire il TPO con alternative sicure come octylofosfina etiltrimetilbenzoyl o bistrimetilbenzoyl fenylfosfinate, garantendo prestazioni analoghe a quelle precedenti. Non si tratta di una moda passeggera, ma dell’essenziale passo verso una cosmesi professionale realmente evoluta. Infine, dal lato delle consumatrici è cruciale chiedere apertamente in salone quali prodotti vengono usati: non solo per verificare la conformità al nuovo quadro normativo, ma anche per capire il livello di trasparenza e sensibilità del personale.
(fonte: ILSOLE 24 ORE)

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