Pesca, Coldiretti Puglia: “La flotta italiana sotto attacco, il pesce tunisino invade il mercato”

Il settore della pesca pugliese lancia l’allarme: importazioni estere in crescita, fondi europei in calo e concorrenza sleale minacciano la soprav

Usura, in Puglia è una «pandemia»
Le Borse europee a picco, schizza il prezzo di petrolio e gas
Puglia, adolescenti con la passione per il dark web: altri 6 mesi di indagini su due hacker 17enni

Il settore della pesca pugliese lancia l’allarme: importazioni estere in crescita, fondi europei in calo e concorrenza sleale minacciano la sopravvivenza di uno dei comparti più identitari dell’economia regionale. A denunciarlo è Coldiretti Pesca Puglia, che accusa la politica comunitaria di mettere in ginocchio la flotta tricolore, già piegata da anni di sacrifici e restrizioni.

Secondo l’organizzazione, l’Italia è oggi il primo importatore europeo di prodotti ittici dalla Tunisia, una situazione definita “insostenibile” anche alla luce della recente proposta della Commissione guidata da Ursula Von der Leyen di tagliare due terzi dei fondi destinati al settore ittico, una misura che – secondo Coldiretti – rischia di “uccidere definitivamente” la pesca italiana.

I dati parlano chiaro. Secondo l’ultimo bollettino dell’Osservatorio nazionale dell’agricoltura (Onagri), a maggio 2025 la Tunisia ha esportato verso l’Italia il 31% del proprio pescato, seguita da Spagna (14%) e Libia (12%). L’elenco dei prodotti d’importazione è ampio: pesce fresco e refrigerato come merluzzi, orate, spigole, ma anche crostacei, in particolare gamberi rossi e rosa, oltre a molluschi, polpi, calamari e seppie. A questi si aggiungono preparati e semilavorati, destinati soprattutto alla ristorazione.

Negli ultimi quarant’anni la dipendenza dell’Italia dall’estero per l’approvvigionamento di pesce è passata dal 30% al 90%, sottolinea Coldiretti. Un dato che racconta una crisi profonda, figlia anche del ridimensionamento della flotta e delle difficoltà strutturali di un comparto sempre più marginalizzato nelle politiche europee.

La pesca e l’acquacoltura in Puglia generano un valore di 225 milioni di euro, secondo i dati CREA. La regione conta 1.455 battelli, che rappresentano il 12,3% della flotta nazionale, con aree tradizionalmente vocate come Manfredonia, Molfetta, il sud Barese e il Salento. Le specie più pescate includono gamberi, scampi e merluzzi, mentre nell’allevamento si distinguono spigole, ombrine e orate.

Ma la flotta ha già perso, negli ultimi anni, circa un terzo delle imbarcazioni e 18mila posti di lavoro, complici – denuncia Coldiretti – un “estremismo ambientalista” e l’aumento dei costi di gestione.

L’invasione del pesce straniero espone anche a un altro rischio: quello delle frode alimentari. “Pangasio del Mekong venduto come cernia, brosme spacciato per baccalà, halibut commercializzato come sogliola: i casi sono sempre più frequenti”, denuncia Coldiretti. Il problema si acuisce nella ristorazione, dove non esiste l’obbligo di indicare la provenienza del pesce servito.

Tra le “truffe nel piatto” più diffuse anche polpo del Vietnam venduto come nostrano, squalo smeriglio al posto del pesce spada, pagro per dentice rosa, e vongole turche o gamberetti provenienti da Paesi dove l’uso di antibiotici vietati in Europa è ancora consentito.

Secondo Coldiretti, oggi quasi 8 pesci su 10 consumati in Italia sono di provenienza estera, spesso all’insaputa dei consumatori. “Per questo – spiegano dall’organizzazione – nei Mercati di Campagna Amica organizziamo eventi di informazione per promuovere il consumo consapevole di pesce locale e a miglio zero”.

Una battaglia culturale ed economica, che punta a rilanciare una pesca sostenibile e a difendere la qualità e la tracciabilità del Made in Italy, messo sempre più a rischio da logiche di mercato globalizzate e, secondo Coldiretti, da politiche comunitarie poco attente alla realtà delle marinerie italiane.

COMMENTI

WORDPRESS: 0